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Secondo le statistiche ufficiali (spesso inattendibili per difetto)la vivisezione solo in Europa comporta la tortura di circa 12 milioni di animali all’anno, con il decesso accertato di circa 1 milione. 17 milioni sarebbero negli Stati Uniti gli animali sacrificati ogni anno nei centri di ricerca. Dati non ufficiali parlano di 2milioni di casi in Canada. Non si conosce il numero di autorizzazione a procedere sugli animali senza anestesia, perché –dicono alcuni operatori- il dolore provato dall’animale fa parte dell’esperimento. In Italia risulta che ogni anno oltre un milione di animali vengano torturati per fini scientifici o sperimentali. Nel triennio 2001-2003 le vittime accertate secondo le statistiche “ufficiali”sarebbero 37.794.
Il contesto legislativo La legislazione italiana è stata sempre poco attenta al tema della vivisezione. Prima degli anni ’90 la legge esistente risaliva al 1931 ed era talmente inadeguata che in caso di violazione stabiliva per i contravventori una multa di 32.000 lire. Grazie alla spinta delle associazioni antivivisezioniste, nel 1992 veniva varato il Decreto Legislativo n.116 che regolamenta l’impiego degli animali nella sperimentazione. Anche questa legge appare assolutamente inadeguata. Da una parte essa pone dei limiti all’impiego degli animali nella ricerca, dall’altra ammette però anche le relative deroghe. Si scopre così che si può non usare l’anestesia, e si possono usare quasi tutte le specie di animali compresi quelli in estinzione. L’aspetto più criticabile di questa legge consiste nella impossibilità a mettere in atto qualsiasi forma di controllo. Si arriva al paradosso che nelle strutture private il controllo sulla corretta applicazione della legge sia affidato ad un veterinario dipendente della stessa struttura. L’unico successo finora conseguito dal movimento antivivisezionista è stata la legge n.413 del 16 ottobre 1993 che sancisce il riconoscimento dell’obiezione di coscienza alla vivisezione da parte di studenti universitari e degli sperimentatori delle industrie private. E’ permesso quindi obiettare, ma non è certo che in pratica non si verifichino le discriminazioni che la legge intendeva evitare.E’ preoccupante rilevare quanto ancora questa legge- ormai in vigore da più di undici anni- venga ancora troppo spesso ignorata, e che per la semplice comunicazione di un diritto serva ancora l’intervento di un’associazione animalista e del suo legale. Proprio in questi mesi è in discussione alla Camera una nuova proposta di legge che in ordine al suo contenuto divide le associazioni animaliste. La proposta contiene in realtà degli elementi positivi quali ad esempio il divieto degli esperimenti su animali nella cosmetica e nei prodotti detergenti,nella didattica e nelle prove delle armi, ma per il resto mantiene e ufficializza ancor di più la vivisezione negli altri settori creando addirittura una nuova figura professionale, quella di chi può fare sperimentazione sugli animali. Ha validità europea e , quindi, molti giovani in cerca di occupazione, potranno scegliere questo tipo di”formazione”. Così vi è il rischio che le possibilità di fare test sugli animali si amplino anziché diminuire.
Una barbarie legalizzata Dai dati forniti dal Ministero della salute, e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale,sugli animali utilizzati in Italia per fini scientifici o sperimentali emerge una barbarie legalizzata. Tra il 2001 e il 2003 questi sono stati ufficialmente 2.735.042. In particolare 923.594 nel 2001; 924.889 nel 2002; e 886.559 nel 2003. I numeri sono peraltro parziali perché dall’elenco del Ministero mancano i numerosissimi casi illeciti, nonché tutti i casi relativi a informazioni “che rivestono un particolare interesse commerciale”. Ad esempio il ministero non dà conto di tutti gli animali utilizzati per gli esperimenti delle case farmaceutiche.Non vengono poi contati gli animali geneticamente modificati che nascono sofferenti a causa della manipolazione genetica e magari muoiono poco dopo senza mai essere usati o che nascono morti. I dati riportati in Gazzetta Ufficiale, sono raccolti dal ministero, nell’arco del triennio, in base agli elementi contenuti nelle richieste di autorizzazione, nelle comunicazioni ricevute, nonché nelle relazioni presentate ogni anno dai responsabili degli “stabilimenti utilizzatori” autorizzati. Secondo il responsabile Relazioni istituzionali di Legambiente, Maurizio Picca, il decreto legislativo che regola attualmente lo svolgimento degli esperimenti su animali è quasi una farsa. Al controllo sono possibili troppe deroghe. E’ infatti sufficiente che i cosiddetti stabilimenti utilizzatori, una volta ottenuta l’autorizzazione generica agli esperimenti, inviino una semplice comunicazione al ministero per evitare qualsiasi controllo. E che senso può avere delegare proprio agli utilizzatori la responsabilità dei controlli, in un ambito così delicato come quello della sofferenza animale? Proprio il meccanismo fasullo della raccolta ufficiale dei dati, proprio l’esistenza di illeciti nonché l’esclusione degli animali utilizzati dalle case farmaceutiche nonché degli animali geneticamente modificati, fanno ritenere che i dati ufficiali siano almeno di un 30% al di sotto della realtà. Una stima più realistica fa quindi pensare che gli animali soggetti a vivisezione nel periodo 2001-2003 siano stati più di 3 milioni e 500.000, e che almeno 45.000 animali muoiano ogni anno sfigurati da rossetti, intossicati da profumi, bruciati da creme o saponi, tormentati da elettrodi e sonde infilate nel cranio. Dal dettaglio delle tabelle ufficiali si scopre che per ricerca e sviluppo di prodotti e apparecchi per medicina umana o odontoiatria, produzione e controllo di qualità di prodotti e apparecchi, studi tossicologici,diagnosi delle malattie e altri fini, sono stati adoperati 3.345 cani, 1.285 scimmie del Vecchio mondo ovvero babbuini e macachi, 85.352 uccelli. Nelle tabelle dei “prodotti per specie” si legge invece che 160.287 animali sono stati adoperati per testare prodotti e apparecchi per medicina umana, odontoiatria e medicina veterinaria; 9.577 sono stati testati per sostanze destinate ad essere utilizzate nell’industria, e 4.372 per prodotti destinati all’uso domestico. 18.619 animali sono stati invece utilizzati per testare prodotti e sostanze utilizzati come additivi alimentari per uso umano. In base ai dati ufficiali, tra le specie adoperate per esperimenti si contano numerosi topi, ratti e porcellini d’india, ma non mancano cani, gatti, conigli, cavalli, asini, suini, ovini, caprini e bovini, scimmie del Vecchio Mondo, “altre scimmie”, “altri mammiferi”, quaglie e altri uccelli, rettili, anfibi e pesci. Sempre secondo Picca, una drastica riduzione del numero degli animali uccisi sarebbe possibile evitando le ripetizioni degli esperimenti sullo stesso animale.
Il business della vivisezione Sulla vivisezione,che Gandhi definiva “il crimine più nero tra i crimini commessi dagli uomini”, prospera un’industria per la quale la prova sugli animali è un certificato di garanzia per tutte le sostanze chimiche, per tutti i veleni che vengono immessi nell’ambiente naturale. Ma accanto all’industria farmaceutica, a quella dei cosmetici ecc., prospera l’industria parallela dell’allevamento e vendita degli animali destinati alla vivisezione. Per conoscere le cifre del mercato della vivisezione, basta cliccare sul sito della Harlan (www.harlan.com), che pubblicizza prezzi e prodotti. Un beagle di sei mesi costa 473 euro, un gatto di nove 526. I topolini vanno da un paio di euro a oltre 70 per una femmina gravida. Dello stesso tenore il sito della Charles River (www.criver.com), che fornisce più di 55 alterazioni chirurgiche sui roditori. L’acquirente può scegliere tra animali transgenici, ibridi, mutanti, sottoposti a operazioni, femmine gravide o con nidiata. Molte di queste “ditte” operano anche in Italia, perché si tratta di multinazionali. Ma nel nostro paese fiorisce soprattutto un mercato in nero costituito da piccoli allevamenti clandestini non apertamente destinati alla vivisezione.Tra le multinazionali più fiorenti si può citare la Covance Inc. Covance Inc. (Gran Bretagna) è una multinazionale specializzata in vivisezione. Ha filiali in 18 paesi, 6000 dipendenti, un fatturato di circa 900 milioni di dollari. Lavora per conto di 50 imprese farmaceutiche e biotech, Alleva e vende cani, conigli, porcellini d’India, topi, maiali, scimmie e ha anche brevettato una razza di cani, il mini-meticcio destinato esclusivamente alla vivisezione. La filiale tedesca, a Munster, è il laboratorio che in Europa fa il maggior uso di primati non umani: 2000 tra macachi e scimmiotte tropicali. Vengono svolti test di tossicità, studi sul cancro e istopatologia.
I prodotti cosmetici e di igiene personale I test eseguiti specificamente per i prodotti cosmetici sono solo una parte dei test di tossicità e le associazioni antivivisezioniste si stanno impegnando per ottenerne l’abolizione in tempi brevi non perché questi test siano più inutili o più condannabili dal punto di vista dell’etica o dal punto di vista scientifico, ma perché, per il “sentire comune” sono meno giustificabili di altri test.In effetti le ricerche sui cosmetici non possono essere presentate come indispensabili per il progresso della scienza, al contrario di quanto dichiarato dai vivisettori per quanto concerne ad esempio la farmacologia. E l’opinione pubblica in questo caso è da tempo schierata in maggioranza per una totale abolizione. Ad essere normalmente testate su animali sono tutte le nuove sostanze chimiche che costituiscono il prodotto.La stragrande maggioranza dei prodotti cosmetici finiti non è testato su animali perché non è obbligatorio per legge (prima della loro messa in commercio). Fanno eccezione i prodotti di alcune grosse multinazionali (p.e. la Procter & Gamble”) che dichiarano di testare anche i prodotti finiti per garantire ai consumatori una maggiore sicurezza, mentre in realtà lo fanno solo per avere ulteriori dati di tossicità dei loro prodotti, da utilizzare in eventuali processi intentati dai consumatori. Il glossario dell’orrore Ed ecco i tipi di test usati soprattutto per testare singole sostanze che compongono i cosmetici o i prodotti di igiene personale (shampi, saponi, ecc.): LD50 : consiste nel somministrare la sostanza in quantità crescenti a gruppi di animali fino a stabilire la quantità sufficiente per uccidere la metà degli animali cui è stata somministrata. Può essere usato per valutare la tossicità acuta ma anche cronica. Draize Test oculare: metodo di valutazione della capacità di una sostanza di irritare i tessuti dell’occhio umano, consistente nell’instillare la sostanza negli occhi dei conigli albini per poi esaminare a distanza di vari giorni i danni che essa provoca ai tessuti dell’occhio. Draize Test cutaneo: metodo di valutazione della capacità di una sostanza di irritare la cute umana consistente nell’applicare la sostanza in esame sulla pelle depilata ed abrasa di animali (in genere conigli o cavie) per poi valutare a distanza di tempo l’irritazione provocata. Test di cancerogenicità: finalizzato a stabilire se una sostanza è più o meno cancerogena (per gli animali su cui si sperimenta, non per l’uomo, ovviamente). Generalmente vengono usati roditori ai quali viene fatta ingerire o inalare la sostanza per un periodo anche di diversi anni. In seguito gli animali vengono uccisi e sottoposti ad autopsia per stabilire la presenza di eventuali tumori nei loro tessuti.
La Positive List Il 27 settembre 1976 la Comunità Europea introdusse una direttiva sui cosmetici per regolamentarne la sicurezza (76/768/EEC). Fu stilata la cosiddetta “Positive List”, ossia una lista di ingredienti ritenuti sicuri in cosmesi. Tali sostanze non necessitavano di esperimenti su animali poiché già in commercio e quindi considerate sicure in base alle esperienze passate. Al contrario, fu stabilito che da quel momento in poi, ogni nuovo ingrediente sarebbe stato testato obbligatoriamente su animali per poter essere considerato innocuo. Questo significa che ogni industria che vuole commercializzare in Europa un nuovo cosmetico deve, per legge, sperimentare sugli animali il principio attivo, ossia la sostanza che possieda proprietà cosmetiche, ma non il prodotto finito. Così negli ultimi anni diverse industrie hanno giocato su tale ambiguità, dichiarando che i loro cosmetici non erano sperimentati sugli animali, ma senza spiegare se intendevano il prodotto finito, per il quale non esiste alcun obbligo, o il principio attivo. Ultimamente la Lega antivivisezione (LAV) ha avviato una iniziativa dal carattere pratico. Ha chiesto a tutte le industrie cosmetiche di rinunciare da quel momento alla vivisezione. Le ditte che hanno aderito quindi commercializzano prodotti testati su animali, ma si impegnano a non commercializzarne più con principi attivi entrati in commercio successivamente alla data in cui hanno aderito all’iniziativa. Tali ditte aderiscono allo Standard della LAV/EAR(Lega Antivivisezione/Europe for Animal Rights). Un’accettabile soluzione di compromesso per i consumatori (che si pongono il problema della vivisezione) sta nell’usare soltanto i prodotti della lista LAV/EAR che sono largamente diffusi e si possono trovare in molti negozi, profumerie, erboristerie e supermercati. Vi è peraltro un’altra lista più allargata , quella dei prodotti senza crudeltà. Questa lista è stata ottenuta aggiungendo alle ditte che aderiscono allo Standard LAV/EAR anche le ditte che rispettano la Positive List. Le ditte preferibili perché rispettano anche la positive list e seguono una politica assolutamente senza crudeltà sono Linea Progetto Gaia, Lakshmi e Pure Plant. Si trovano nelle erboristerie e nei negozi di prodotti naturali. Al contrario una diffusa multinazionale, la Procter & Gamble – Italia, sperimenta anche alcuni prodotti finiti.La P & G commercializza in Italia decine di prodotti di uso comune, che elenchiamo qui di seguito, assieme alle alternative di ditte che non compiono o commissionano test su animali:
SETTORE MERCEOLOGICO PRODOTTO P&G PRODOTTO ALTERNATIVO SENZA CRUDELTA’ cosmetici Max Factor,Oil of Olaz Helan, Lepo Line,The Body Infasil Camay, Pantene Shop, etc. Crema da barba Noxzema Nectar Beauty Shop Detersivi Ariel, Dash, Dora, linea Almacabio, Argital Ace,Lenor, Nelsen, Spic Ecoval, Ecover & Span, Viakal, Mastro Lindo, APC, Baleno Mister verde, Polin,Può Tide, Tuono, Zest Igiene femminile Tampax, Douss douss Weleda Intima,Lines(solo adulti) Igiene personale Clerasil, Topexan Agital, Weleda, The Per adulti e neonati Keramine H, Demak’up Body Shop, etc.(vedi Napisan, Milton, Infasil Linea AZ, Kukident Profumi Laura Biagiotti (Roma, Perfette imitazioni Roma uomo, Sottovoce, di profumi di grandi Venezia, Venezia uomo, marche disponibili Venezia pastello,Laura) presso i negozi del Hugo Boss, Giorgio Be- Nectar Beauty Shop verly Hills(Giorgio,Wings For Men, Red, Red f.Men (Fonte Peta)
A questo punto sta ai consumatori di cosmetici decidere della vita di centinaia di animali privilegiando l’acquisto responsabile di prodotti di ditte che sicuramente non praticano la vivisezione.
Dove e come si tortura Dal Rapporto LAV 2004 La vivisezione in Italia regione per regione, che rappresenta la prima indagine completa sulla sperimentazione animale nel nostro paese,risulta che gli esperimenti condotti in deroga, ovvero gli esperimenti condotti a scopo didattico e/o senza anestesia su cani, gatti e primati non umani, costituiscono circa il 20% del totale degli esperimenti. Questo dato stride con ciò che la normativa vigente(DL 116/92) prevede, ovvero che esperimenti condotti sulle specie di cui sopra oppure eseguiti senza ricorrere all’anestesia o a scopo didattico dovrebbero essere autorizzati solo in caso di dimostrata inderogabile necessità e cioè solo nei casi che non esistano alternative. Il Rapporto LAV registra anche il numero aggiornato al 2001 degli stabilimenti utilizzatori di animali in Italia (551), distribuiti come segue:
Lombardia 121 Campania 25 Umbria 4 Emilia Romagna 94 Marche 23 Calabria 4 Lazio 57 Sardegna 19 Basilicata 2 Toscana 50 Abruzzo 16 Trentino 1 Veneto 39 Liguria 17 Molise 1 Sicilia 27 Friuli 13 Piemonte 26 Puglia 12
Sul sito www.laboratoricriminali.net ci sono i protocolli di ricerca di case farmaceutiche e di università, che domandano al Ministero della Sanità di autorizzarli alla vivisezione. Ma ci sono anche i commenti degli animalisti e persino nome, cognome e indirizzo di chi compie gli esperimenti Nero su bianco , le quantità di animali usati e le mutilazioni a cui sono sottoposti. Vi è una selezione degli esperimenti più antiscientifici, di quelli più idioti e di quelli più dolorosi. Una sezione assegna il “premio crudeltà” all’Università Cattolica del Sacro Cuore, responsabile dei test più efferati: si legge di topolini neonati anestetizzati con ghiaccio e decapitati (senza sofferenza, sostiene la ricercatrice che chiede l’autorizzazione). Per quanto concerne i tipi di esperimenti effettuati, essi possono essere suddivisi in due grandi categorie: quelli condotti nell’ambito della ricerca applicata(test farmacologici e tossicologici) nei quali rientrano le sperimentazioni per i cosmetici di cui si è già parlato, e che ammontano a circa il 71%; e quelli svolti nell’ambito della ricerca di base, ovvero volti a incrementare la conoscenza in campo medico e biologico senza un diretto riscontro commerciale o vincolo normativo che imponga un protocollo (circa il 25%). C’è poi, parzialmente sovrapposto alle altre due categorie, uno degli impieghi più diffusi (circa il 25% del totale), e cioè quello per la ricerca e lo sviluppo di farmaci per la terapia di patologie e studi di base su depressione, Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla ecc. Tra le procedure più diffuse nei confronti degli animali c’è l’inserimento di sonde o elettrodi nel cranio per poi poter monitorare l’attività nervosa e i livelli di sostanze di interesse.Dopo aver usato l’anestesia in quanto l’animale deve essere immobile, si praticano dei fori nel cranio per inserire gli apparati. Per tutto il resto della sua breve vita l’animale vivrà, senza anestesia e quindi pienamente cosciente con degli elettrodi o altre sonde inseriti nel cervello. Ci si chiede allora se la variazione comportamentale rilevata o l’attività elettrica misurata non potrebbero essere il prodotto della stessa procedura piuttosto che della somministrazione del farmaco in studio.
L’industria del pet food Per meglio comprendere la terribile realtà nascosta dietro il fiorente mercato legato al commercio degli animali domestici, può aiutarci una ricerca effettuata dalla BUAV (Unione inglese per l’abolizione della vivisezione). Nel rapporto viene messa in luce la sconvolgente testimonianza di come la vivisezione venga applicata perfino nell’industria del cibo per gli animali domestici. Ecco uno dei tanti esempi. Induzione sperimentale di lipidosi epatica nei gatti. Quindici gatti vengono iperalimentati al fine di renderli obesi (40% di soprappeso). Un tubo viene inserito nello stomaco di sette di quei gatti e viene loro somministrata una dose di cloruro di ammonio. I gatti vengono poi prelevati dalle gabbie dove erano imprigionati in gruppo e messi in isolamento in minuscole gabbie, per un periodo che può durare fino a sette settimane, Successivamente i quindici gatti vengono affamati e tenuti a digiuno offrendogli solamente cibo dal sapore completamente disgustoso. Risultato dell’esperimento: i gatti non hanno mangiato ed hanno perso il 26-40% del loro peso corporeo. I gatti hanno inoltre sviluppato una grave forma di dissipazione muscolare, deidratazione, letargia, significative anormalità nel sangue e fegato gonfio e danneggiato. Quando finalmente gli fu offerto del cibo normale, undici di loro non furono in grado di mangiare e dovettero essere nutriti tramite dei tubi. Questo assurdo esperimento è stato in parte finanziato dalla Alp Pet Foods, ora di proprietà della Nestlè, che è inoltre proprietaria di molte altre marche di cibo per animali quali Felix, Friskies, Arthur’s, Bonio e Winalot.
Le prove della malafede Occorre sottolineare a questo punto che contro la vivisezione non ci sono soltanto motivazioni etiche, ma soprattutto motivazioni scientifiche. 1) La reazione di molti animali rispetto all’assunzione di sostanze da testare è molto diversa o addirittura opposta a quella degli umani. Per cui l’esperimento su animali non può essere mai decisivo per quanto riguarda gli effetti sull’uomo della medesima sostanza. A questo riguardo basta portare ad esempio la penicillina.Questa sostanza è il primo antibiotico scoperto, e pertanto,la sua importanza ed efficacia sugli esseri umani non è in discussione. Al contrario certamente pochi sanno che la penicillina è altamente tossica per le cavie ed i criceti.Fortunatamente all’inizio non fu sperimentata sugli animali, e solo per questo oggi possiamo disporre di una sostanza utilissima. Anche l’aspirina ha un effetto diverso sugli animali: l’acido acetilsalicilico è teratogeno ed in grado di provocare malformazioni congenite nei ratti, nei topi, nelle scimmie, nei cani, nei gatti, ma non nell’uomo.Altri esempi: la morfina ha un effetto sedativo negli esseri umani, mentre nei gatti è uno stimolante; il benzolo,usato nelle lavorazioni industriali, provoca la leucemia nei nostri simili ma non nei topi.L’arsenico, letale per le persone, non dà problemi a pecore e porcospini; la stricnina lascia indifferenti cavie, polli e scimmie, anche in dosi sufficienti ad uccidere un’intera famiglia umana. Al contrario l’insulina, indispensabile ai diabetici, provoca malformazioni in galline, topi e conigli. Ma l’esempio più evidente delle contraddizioni e della malafede dei vivisettori è il caso del Talidomide. Questo è stato un sedativo commercializzato alla fine degli anni cinquanta, dopo aver superato tutti i test di routine senza aver evidenziato alcun grave effetto collaterale sugli animali. Nell’arco di pochi anni però il Talidomide fu responsabile della nascita di circa 10.000 bambini focomelici, che mancano in parte o in toto degli arti superiori e/o inferiori.. 2)Per quanto riguarda la farmacologia sperimentale è utile evidenziare una delle tante, ma forse la più importante, mistificazione nel campo della vivisezione. I suoi fautori asseriscono che, se i farmaci non fossero sperimentati sugli animali, lo sarebbero sugli esseri umani. In realtà invece – come afferma Stefano Cagno,medico chirurgo membro del Comitato scientifico antivivisezionista, qualsiasi nuova sostanza prima di essere commercializzata deve passare un lungo e complicato iter che comunque prevede alla fine l’obbligo, stabilito dalla legge, di sperimentare anche sulla nostra specie. 3)In campo patologico l’utilità delle ricerche su animali per la salute umana e per il progresso della scienza è assolutamente inutile. Come sottolinea Stefano Cagno fino ad oggi sono stati uccisi milioni di animali per le ricerche sul cancro. E tutto ciò con quale risultato? I tumori sono in costante aumento in tutto il mondo (soprattutto nelle nazioni più sviluppate) e le poche conoscenze sono derivate dagli studi di epidemiologia.
Le sperimentazioni alternative Vi sono e vengono continuamente studiate sperimentazioni alternative a quelle sugli animali. L’analisi effettuata dalla LAV su centinaia di protocolli sperimentali inviati al Ministero della Salute prima di apprestarsi a svolgere esperimenti su animali, dimostra un grave inadempimento da parte degli utilizzatori. Infatti non uno di tali protocolli riporta una relazione dettagliata sul perché nel caso specifico non si possa ricorrere a metodi alternativi alla vivisezione, come ad esempio la sperimentazione su culture cellulari . Eppure, come risulta dal rapporto LAV 2004, emerge un importante dato: il 40% degli animali viene ucciso col solo scopo di allestire colture cellulari; se al posto di questi venissero impiegati tessuti umani provenienti da biopsie, interventi chirurgici di vario tipo o da cadavere, si risparmierebbe la vita a migliaia di animali ogni anno Dal 2003 anche l’Italia è dotata di un organo per la diffusione di metodi alternativi. Si tratta dell’IPAM (Italian Platform on Alternative Methods) costituita da quattro aree di interesse: istituzioni,industria, mondo scientifico, organizzazioni animaliste.Il suo scopo è quello di dare impulso all’ulteriore sviluppo di metodi alternativi alla sperimentazione animale in Italia. Esiste quindi una istituzione nazionale e condivisa, attraverso la quale incoraggiare finanziamenti che vadano a sostenere una ricerca alternativa a quella patrocinata da Tele Thon, Airc, Aism ecc.che per buona parte viene impiegata su esperimenti su animali. Da tener presente in occasione di certe campagne televisive patrocinate da certe associazioni. Attualmente sono stati validati dieci test alternativi, di cui alcuni totalmente esenti dall’impiego di animali (replacement) applicabili ai test chimici. Altri prevedono un impiego di animali molto ridotto (reducement) con l’applicazione di tecniche meno invasive. Tra i metodo scientifici più significativi occorre citare le Colture cellulari che rappresentano un metodo di gran lunga più attendibile della vivisezione.Le cellule possono essere ottenute sia dai tessuti sani sia patologici e una volta messe nel terreno di coltura possono continuare la loro attività per parecchi mesi. Importanti sono poi i metodi non biologici come epidemiologia e statistica.
Le prove belliche I vivisettori ripetono in continuazione che le loro ricerche sono finalizzate al progresso della scienza e quindi al benessere del genere umano. Ma questo non vale sicuramente per le prove belliche, In Gran Bretagna ad esempio ,nonostante il segreto militare, si sa dell’esistenza del Centro di microbiologia di Porton Down in cui vengono compiuti esperimenti sulla guerra chimica e batteriologica, e per queste ricerche come al solito le vittime predestinate sono gli animali. I metodi usati sono degni di nota: al fine di studiare gli effetti dei proiettili ad alta velocità sono state sparate sfere d’acciaio nella testa di alcune scimmie, così come sono state sparati proiettili di gomma e plastica su pecore.Inoltre è stato fatto inalare gas nervino ad alcuni cani oppure i gas antisommossa a diversi tipi di animali.
Conclusioni Recentemente è stata approvata la legge 20 luglio 2004,n.189, una norma che tutela direttamente gli animali come esseri viventi. Non si tratta di una legge che semplicemente inasprisce le pene contro chi maltratta o abbandona gli animali, ma di una legge che cambia radicalmente il presupposto giuridico di fondo: gli animali vengono tutelati in via diretta e non più in via mediata, in quanto – come nel regime pregresso- incrudelire verso di loro offende il comune senso di pietà umana. La modernità e l’eticità di tale normativa è in patente contraddizione con quella che vergognosamente regola la vivisezione nel nostro paese, ancora così permissiva verso una sperimentazione voluta dalla nostra industria, che incrudelisce senza reali motivazioni scientifiche su milioni di esseri viventi. Anche per gli animali un nuovo mondo sarà possibile? Per avere immagini basta cercare su Google “mostra fotografica vivisezione"
Scheda Il movimento antivivisezionista in Italia La prima organizzazione stabile nasce nel 1929, l’Unione Antivivizionista Italiana (UAI) ad opera di Gennaro Ciaburri, un medico bolognese autore del libro”La vivisezione”. L’Unione dà anche vita ad una rivista trimestrale “Scienza e coscienza” Negli anni del fascismo la UAI fu apertamente osteggiata fino ad essere sciolta nel 1939 perché secondo il regime già l’Ente fascista protezione animali si occupava del problema. Solo con l’avvento della Repubblica la UAI potè riprendere l’attività fino al 1970, anno della morte del suo fondatore. Durante tutto questo periodo, nonostante la dedizione dell’Unione, non si riuscì a cambiare la legge del ’31 né a creare un forte movimento di opinione. Nel 1976 venne pubblicato il libro “Imperatrice nuda”, scritto da Hans Ruesch, che suscitò in Italia e nel resto del mondo un’ondata di sdegno e diede una violenta scossa al movimento. Nacque quindi, su posizioni più radicali, la Lega Antivivisezione (LAV) a Firenze e successivamente quella di Roma, fondata dall’architetto Alberto Postillo, che pubblicò il periodico “Liberiamo la cavia” fino al 1992, quando cambierà il nome in” Impronte”. Infine nacque la Lega Antivivisezionista di Milano (LEAL) ora solo Lega Antivivisezionista. Vanno segnalate anche altre tre associazioni, che pur non essendo nate per combattere in maniera specifica la vivisezione, sono comunque attive su questo tema.: Animalisti Italiani, il Movimento Uomo-Natura Animali (UNA), l’Organizzazione internazionale per la protezione degli animali. Al movimento UNA è legato il coordinamento delle associazioni animaliste e antivivisezioniste sotto un’unica sigla. Negli ultimi anni ha acquistato una grande importanza la corrente scientifica contro la vivisezione, e conseguentemente sono nate due associazioni che riuniscono medici, biologi, chimici e ricercatori che combattono la vivisezione proprio sul piano scientifico: il Comitato scientifico antivivisezionista e la Lega internazionale medici per l’abolizione della vivisezione (LIMAV). Ultimamente i soci delle varie associazioni si sono moltiplicati. All’inizio degli anni ’70 infatti la UAI contava soltanto poche centinaia di iscritti, mentre attualmente la LAV e la LEAL, le associazioni più numerose, hanno ciascuna decine di migliaia di soci. Nel frattempo le associazioni si sono moltiplicate , portando frammentazione del movimento ma anche un’utile diversificazione ed un aumento delle offerte da parte dei simpatizzanti. Fenomeno a parte è costituito dall’associazione Animal Liberation Front nota con la sigla di ALF. Mentre le altre associazioni agiscono nella legalità e pongono come punto principale della loro attività quello dell’informazione e della sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ALF agisce ai limiti della legalità o infrangendo decisamente la legge. Dalla Gran Bretagna il fenomeno ALF si è rapidamente diffuso in tutto il mondo coinvolgendo vari paesi tra cui l’Italia. Dalla fondazione ad oggi ALF si è resa responsabile di migliaia di azioni dirette ed i suoi attivisti hanno pagato anche con anni di carcere. Non bisogna peraltro dimenticare che se oggi siamo in grado di vedere immagini sui crimini commessi nei laboratori di vivisezione, lo dobbiamo proprio ai furti dei filmati ad uso interno compiuti dagli attivisti di ALF. Aprile 2005 Ares (Altra Ricerca E Solidarietà) 2000 Tel.333 3759683 |