|
LE
CIFRE DELLA TORTURA IN ITALIA
dal mobbing agli ultrasuoni
(sintesi)
Il fenomeno della
tortura in Italia è più vasto e più subdolo di quanto
possa apparire. Specie per le forme più sofisticate e moderne,
si naviga per lo più nel sommerso, nell'impalpabile. Negli ultimi
tempi il fenomeno è stato oggetto di ricerche qualitative e quantitative
che hanno cercato di indagare sulla sua estensione e sugli effetti sul
fisico e sulla psiche delle persone sottoposte a violenze e persecuzioni
fisiche e morali.
Ciò è avvenuto sopratutto per il "mobbing ",questa
forma di tortura che avviene quotidianamente nei luoghi di lavoro. Ma
anche le varie forme di maltrattamenti e di violenze all'interno delle
carceri sono già state studiate e analizzate.
Per il resto dei casi, tutto rimane avvolto nel silenzio , nell'indeterminatezza,
nella nebbia, tranne
l'emergere di alcuni fatti denunciati od oggetto di inchieste della magistratura
e da considerare come punte di un iceberg che rimane in gran parte sommerso,
ma che è comunque classificabile.
Si pensi alla tortura politica, o tortura di Stato, i cui autori e responsabili
rimangono quasi sempre impuniti, o addirittura vengono "promossi"
( come accaduto per i fatti di Genova).
Si pensi ai maltrattamenti ed alle violenze subiti da anziani ed invalidi
nei cosiddetti lager dell'assistenza(ospizi, cronicari). Od ai trattamenti
disumani riservati agli immigrati "clandestini", reclusi nei
centri di permanenza temporanea, ed alla tortura "indiretta"
esercitata nei confronti di immigrati espulsi verso paesi nei quali saranno
perseguitati e oggetto di violenze fisiche e morali.
L'Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura
nel 1988. Tra gli obblighi da adempiere in seguito alla ratifica vi era
fin da subito l'introduzione di uno specifico reato di tortura nel codice
penale italiano. Ma nessuna delle legislature che si sono succedute ha
mai colmato questa grave lacuna.
Nel corso della XIV Legislatura, anche in seguito alle richieste di Amnesty
International, dell'Associazione Antigone e di Medici contro la tortura,
sono state presentate alla Camera ed al Senato otto proposte di legge
sottoscritte da tutti i gruppi parlamentari per porre rimedio a questa
"inqualificabile inadempienza"(come la chiamò Silvio
Berlusconi in un suo discorso alla Camera). Si sono perdute nei meandri
delle Commissioni. Nell'aprile 2004, l'Aula della Camera ha approvato
un emendamento che introduce nella definizione di tortura l'elemento della
reiterazione: se questa modifica venisse mantenuta, in Italia si avrebbe
tortura solo in casi di minacce e violenze ripetute, mentre la Convenzione
dell'ONU parla " di qualsiasi atto mediante il quale è intenzionalmente
inflitto a una persona dolore e sofferenza gravi, fisici o mentali
"
Né è stata ancora ratificato il Protocollo opzionale alla
Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, attraverso il quale
si introduce un sistema di visite regolari portate avanti da organismi
indipendenti nazionali e internazionali in luoghi in cui le persone sono
private della libertà personale, al fine di prevenire la tortura.
Dal 2001 al 2003 sono peraltro stati presentati ben nove disegni di legge
sul mobbing senza che alcuno di essi andasse in porto, il che testimonia
di una volontà politica tesa a lasciare le cose come stanno.
Come mostrano i Rapporti annuali di Amnesty International, ogni anno l'organizzazione
riceve denunce di maltrattamenti che in alcuni casi si configurano come
vere e proprie torture. Negli anni 2000-2004 la maggior parte di questi
casi ha riguardato percosse e pestaggi nel corso di manifestazioni, all'interno
di stazioni di polizia, caserme dei carabinieri , centri per stranieri
e carceri. A quest'ultimo riguardo occorre ricordare tra i casi più
eclatanti, il pestaggio avvenuto nell'aprile 2000 nel carcere "San
Sebastiano" di Sassari, nonché i noti "massacri"
da parte delle forze dell'ordine avvenuti nel luglio 2000 in occasione
del G8 di Genova.
Sul rapporto dell'Associazione Antigone (2002), gli estensori avvertono
che, specie dopo l'11 settembre 2001, per chi abbia a cuore i diritti
umani il clima non è dei migliori. La logica del fine che giustifica
i mezzi, tuttavia, non si è esasperata solo negli Usa, colpiti
dalla strage delle Twin Towers e non vige solo a Guantanamano. Anche in
vari paesi europei si sono verificati episodi di compressione dei diritti
civili, irrigidimenti legislativi e normativi, peggioramento delle condizioni
carcerarie e violazioni del diritto di difesa, in particolare per quanto
riguarda le persone immigrate. Negli USA, a ridosso dell'attentato, sui
giornali si è apertamente discusso della legittimità della
tortura: E non solo in ambiti conservatori. Un settimanale liberal come
"Newsweek", ad esempio, è giunto a pubblicare un articolo
del commentatore progressista Lonathan Alter dal titolo "E' l'ora
di pensare alla tortura". Ed è stato subito accontentato (vedi
in Iraq gli episodi, quelli denunciati , avvenuti nel carcere di Abu Ghraib
in Iraq.)
In Italia, dove non esiste ancora uno specifico reato di tortura, l'associazione
Antigone enumera numerosi casi di morti sospette o evitabili e di pestaggi
accaduti negli anni duemila in 29 carceri e in 7 tra commissariati e caserme
di carabinieri. Analoghi rilievi compaiono nelle relazioni stilate e consegnate
al governo italiano dal "Consiglio Europeo per la prevenzione della
tortura e delle pene o trattamenti degradanti" (in sigla CPT) del
Consiglio d'Europa, dopo le periodiche ispezioni effettuate negli istituti
penitenziari e nelle celle di sicurezza italiane.
In effetti, dopo l'inizio della guerra in Iraq e dopo Guantanamamo , si
sono intensificati anche in Italia comportamenti per annullare la personalità
di indagati o di semplici cittadini che praticano forme di opposizione
o siano considerati indesiderabili per il loro comportamento anticonformista,anche
se lecito,nei confronti dell'autorità.
Altro effetto del clima di guerra è stato quello dell'esportazione
in Italia di forme di torture sofisticate e praticate con mezzi tecnologici.Vi
è una specie di globalizzazione della tortura. Accanto alla tortura
cosiddetta arcaica (percosse violente e reiterate, ustioni, immersioni
in liquami fetidi ) vi è anche una tortura" intelligente"
e bene informata, che tiene il passo con i tempi e che si avvale della
moderna medicina e psicologia per annientare, con metodologie più
raffinate l'identità della vittima con esperienze indotte di tipo
allucinatorio, lo smarrimento spazio-temporale.
In questo viaggio nel mondo della tortura, ci siamo avvalsi di studi già
fatti da associazioni,da università o da semplici studiosi, nonché
di sentenze della magistratura. Ma abbiamo anche cercato di svelare e
quantificare aspetti particolari del fenomeno non ancora sufficientemente
evidenziati, avvalendoci delle testimonianze di alcune vittime.
(La presente è una sintesi di una ricerca molto più ampia
che sarà pubblicata nei prossimi mesi-)
1-Mobbing, una
tortura soft
Da alcuni anni gli
psicologi, gli psichiatri, i medici del lavoro, i sociologi e più
in generale coloro che si occupano di studiare il sistema gerarchico esistente
in fabbrica o negli uffici ed i suoi riflessi sulla vita del lavoratore,
ne hanno individuato alcune gravi e reiterate distorsioni, capaci di incidere
pesantemente sulla salute individuale. Si tratta di un fenomeno ormai
internazionalmente noto come mobbing, che è da considerare una
tortura soft, anche se devastante per la sua estensione nella vita di
ogni giorno.
Il termine, proveniente dalla lingua inglese e dal verbo to mob (attaccare,
assalire) e mediato dall'etologia, si riferisce al comportamento di alcune
specie di animali, solite circondare minacciosamente un membro del gruppo
per allontanarlo:
Spesso nelle aziende accade qualcosa di simile, allorché il dipendente
è oggetto ripetuto di soprusi da parte dei superiori e, in particolare,
vengono poste in essere nei suoi confronti pratiche dirette ad isolarlo
dall'ambiente di lavoro e, nei casi più gravi, ad espellerlo; pratiche
il cui effetto è quello di intaccare gravemente l'equilibrio psichico
del prestatore, menomandone la capacità lavorativa e la fiducia
in se stesso e provocandone catastrofe emotiva e talora persino il suicidio.
IL fenomeno ha ormai assunto, a seguito delle denuncie di numerosi esperti
di settore (medici, sociologi ecc.) e delle stesse vittime, proporzioni
senza dubbio rilevanti, così da coinvolgere, secondo la stima di
un autorevole settimanale francese, in ogni paese europeo, percentuali
non indifferenti di lavoratori. In base a tale stima, oltre il 4% dell'intera
forza lavoro occupata in Italia è attualmente oggetto di pratiche
di mobbing.
Inoltre, secondo il Centro di disadattamento della prestigiosa Clinica
del lavoro "Luigi Devoto" di Milano, che ha dedicato all'argomento
un seminario nazionale, ogni dipendente ha il 25% di possibilità
di trovarsi, nel corso della propria esperienza professionale, in tali
condizioni, mentre il 10% dei casi di suicidio presenta come concausa
una situazione di terrorismo psicologico sul posto di lavoro.
Nel nostro paese, in considerazione del vuoto legislativo esistente in
materia e della crescente domanda di tutela proveniente dai lavoratori,
la questione mobbing è stata affrontata soprattutto a livello giurisprudenziale
e dottrinale con gli strumenti legislativi vigenti.
Gli studi più recenti, condotti dal dottor Haral Ege, che per primo
ha introdotto in Italia la conoscenza di questo fenomeno, definiscono
il mobbing come " una situazione lavorativa di conflittualità
sistematica, persistente ed in costante progresso in cui una o più
persone vengono fatte oggetto di azioni ad alto contenuto persecutorio
da parte di uno o più aggressori in posizione superiore, inferiore
o di parità, con lo scopo di causare alla vittima danni di vario
tipo e gravità.
Il mobbizzato si trova nella impossibilità di reagire adeguatamente
a tali attacchi e a lungo andare accusa disturbi psicologici, relazionali
e dell'umore che possono portare anche ad invalidità psicofisiche
permanenti di vario genere."
In vero il fenomeno è crescente e le ultime stime attendibili parlano
di circa 1,5 milioni di lavoratori vittime del mobbing. I risultati delle
ultime ricerche sono allarmanti. Attraverso una indagine compiuta dalla
più rappresentativa associazione italiana contro il mobbing, nominata
"Prima contro il mobbing e lo stress psicosociale" che conta
circa tremila associati in ambito nazionale , è emerso che il 38%
delle vittime provengono dal settore dell'industria e il 21% dalla pubblica
amministrazione. In particolare, circa il 40% dei soggetti ha dichiarato
di subire attacchi da almeno un anno e di questi il 18,5 per cento di
subirli quotidianamente. Le persone più colpite dal fenomeno hanno
generalmente superato i 45 anni e svolgono "lavori semplici".
L'indagine ha anche rilevato che nelle azioni di mobbing, esercitate nel
57,3 per cento dei casi dai superiori, vengono messe in atto cinque diverse
strategie: negare alla vittima la possibilità di esprimere il proprio
punto di vista; isolarla; calunniarla; sminuirle la personalità
con mansioni umilianti; minarne la salute psico-fisica.
(cfr.lla relazione introduttiva al disegno di legge n. 2420 comunicato
alla presidenza il 17 luglio 2003 di iniziativa del senatore Bergamo.)
Secondo la dottrina prevalente (H.Ege ed altri) vi sono diversi tipi di
mobbing, così classificati:
1) Mobbing verticale;. Esercitato da un capo o da un superiore verso i
sottoposti. Comprende atteggiamenti ed azioni riconducibili alla tecnica
dell'abuso di potere. Fra i motivi per i quali un capo decide di mobbizzare
un suo sottoposto vi possono essere motivi politici, invidia, antipatie
personali, minaccia all'immagine sociale dello stesso superiore se il
sottoposto lavora di più o meglio di lui.
2) Bossing. Si configura come una strategia aziendale il cui obiettivo
è di "svecchiare i reparti, ossia eliminare dei lavoratori
senza provocare "casi sindacali o legali". Per attuare questo
processo è necessario, con metodi terroristici, impedire ai dipendenti
lo svolgimento delle normali mansioni lavorative per poi dimostrare lo
scarso rendimento e giustificare il licenziamento o indurre le dimissioni.
Il bossing può attuarsi in modi diversi, ma tutti tendono alla
creazione attorno alla persona da eliminare, di un clima di tensione insopportabile:atteggiamenti
severi, minacce, a volte anche sabotaggi venuti dall'alto e non dimostrabili.
Il bossing trova condizioni favorevoli per svilupparsi, grazie all'alto
livello di disoccupazione,alla crisi economica ed all'altissima paura
di perdere il posto di lavoro.
3) Mobbing dal basso. Abbastanza raro. Nei pochi casi esistenti. E' attuato
attraverso l'isolamento ed il sabotaggio contro un capo., il quale ha
spesso difficoltà a discolparsi, considerato il numero dei detrattori.
4) Mobbing orizzontale- è quello che avviene tra colleghi di lavoro
e le motivazioni sono plurime: invidie, gelosie, necessità di scaricare
le proprie frustrazioni e insicurezze lavorative sul collega timido o
remissivo, o anche capace e percepito come ostacolo alla propria carriera.
5) Mobbing sessuale- Le molestie sessuali non costituiscono un vero mobbing
ma possono sostituire un lavoratore licenziato costa circa 7.000 euro.
In Europa si spendono circa essere il preambolo di una strategia di mobbing.
Il mobbing, per essere tale, deve essere perpretato come chiara intenzione
di distruggere la vittima. Generalmente ha un effetto devastante perché
va a toccare la sessualità di un persona, e quindi la sua identità,
l'immagine sociale dell'individuo.
6) Mobbing ambientale- Harald Ege rileva come anche il contesto, l'ambiente
di lavoro in cui gli attori principali del mobbing si muovono ne influenza
le dinamiche, oltre che i comportamenti sia del mobber che della vittima.
L'azione del mobber potrebbe infatti essere causata anche dal suo carattere
cinico e sadico, che lo porta a perseguitare la sua vittima. Così
anche il comportamento del mobbizzato che reagisce al mobber, in maniera
attiva anziché con indifferenza, può favorire il mobbing
stesso.
7) Bullyng- si configura come una serie di azioni messe in atto dal "bullo",
colui che si fa grande all'interno di compagnie, per la sua prepotenza
o spavalderia.. A differenza del mobbing che si manifesta soprattutto
nei luoghi di lavoro, il bullyng si manifesta per lo più nelle
scuole e nelle caserme.
Il mobbing rappresenta
anche un costo oneroso per l'azienda. Le persecuzioni sul lavoro contribuiscono
notevolmente a far calcolare la motivazione dei dipendenti. L'azienda
è coinvolta in cause civili per il risarcimento dei danni fisici
e morali verso le vittime. Vengono spesso licenziati elementi produttivi
e competenti. Se è la vittima a licenziarsi, l'azienda è
costretta a pagare la liquidazione, e 11.000 miliardi di vecchie lire
per malattie collegate allo stress lavorativo.
2-Il carcere della vergogna(gli "eventi critici")
In Italia , come affermano alcuni criminologi, ci sono fenomeni molto
ricorrenti di maltrattamenti nelle carceri o nelle stazioni di polizia.
Si tratta spesso di fenomeni isolati o individuali; nel tempo tuttavia
è cresciuta una pericolosa tendenza ad esercitare torture e maltrattamenti
di gruppo. Si tratta di una tendenza esaltata da fenomeni quali: la contestazione
politica, il terrorismo, la guerra e l'immigrazione.
Il carcere oggi, in regime democratico. Celle sovraffollate, strutture
fatiscenti ai limiti dell'invivibilità per le pessime condizioni
igienico-sanitarie, regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario
non applicato quasi ovunque.
Il quadro che emerge da un recentissimo dossier dell'associazione Antigone,
fa capire come il carcere sia di per se stesso una forma di tortura, e
suona come un paradosso per istituti che dovrebbero rieducare alla legalità
i malcapitati che ci finiscono dentro.
Il nuovo regolamento penitenziario varato il 20 settembre del 2000 è
rimasto lettera morta.
Due articoli del regolamento davano cinque anni di tempo all'amministrazione
penitenziaria per eseguire una serie di lavori strutturali, dalla creazione
di servizi igienici distaccati dalla cella in cui c'è il letto
alla fornitura di acqua calda e di docce. IL termine è ampiamente
scaduto.
Al 31 agosto 2005 nelle 207 carceri italiane erano presenti 59.649 detenuti,
a fronte di una capienza di 42.959. Quasi 17 mila detenuti in più
rispetto ai posti letto disponibili. Di questi il 28% sono tossicodipendenti,
il 2,4% alcoldipendenti, il 2,6% sieropositivi . L'89% dei carcerati non
ha una doccia nella propria cella; il 69% non ha l'acqua calda; il 12%
dei detenuti vive in un carcere dove nelle celle il bagno non si trova
in un vano separato ed è invece collocato vicino al letto; il 29,3%
non può accendere direttamente le luci dall'interno della propria
cella in quanto gli interruttori sono all'esterno; l'82% vive in carceri
in cui non vi sono cucine ogni 200 persone, come prevede il regolamento;
il 18,4% vive in celle dove anche durante la notte vi è luce intensa.
Gli immigrati sono 19.071 di cui 3.346 tossicodipendenti. Nel carcere
dell'Ucciardone di Palermo, la cui struttura risale al 1832, al 30 giugno
2005 erano detenute 693 persone a fronte di una capienza di 383, e con
condizioni igieniche spaventose. Nel carcere di Poggioreale, nelle celle
convivono fino a 18 persone, con a disposizione un unico bagno ed un unico
tavolo.
In queste condizioni
si sviluppano i cosiddetti "eventi critici" (così vengono
chiamati dalle autorità carcerarie.) Si tratta di episodi di violenza
all'interno degli Istituti, praticata da quegli agenti carcerari che ritengono
di poter scaricare sui detenuti le loro frustrazioni rendendo più
penosa la pena e sicuri dell'impunità.
Centinaia di casi di pestaggi, di maltrattamenti, di violenze fisiche
e morali sui detenuti sono stati denunciati negli ultimi anni da associazioni,
parlamentari, organismi internazionali. Molti di essi hanno dato luogo
ad inchieste giudiziarie. Ma solo alcune si sono concluse con la condanna
dei responsabili. Sono noti i vari " pestaggi" collettivi riportati
dalla stampa in occasione di rivolte o semplici proteste dei detenuti
per ottenere condizioni più umane,amnistie,indulti.(Alessandria,Sassari
, Secondigliano , ReginaCoeli ecc.)
Controllando appunto la stampa degli ultimi anni, come Ares abbiamo fatto
una stima indicativa dell'estensione di tali "eventi critici".
I casi di tortura denunciati negli ultimi dieci anni superano il numero
di 900. Ma considerando i casi non denunciati( il cosiddetto sommerso),
si può supporre che il numero ammonti ad una cifra che va da 2000
a 3000 . In questa casistica vanno naturalmente ricomprese le centinaia
di morti sospette o di induzioni al suicidio.
Si pensi che cifre ufficiose indicano, per il 2002, 53 suicidi e 113 decessi.
Per il 2003 esiste solo un dato, avanzato dall'Osapp, uno dei sindacati
autonomi della polizia penitenziaria, che parla di 39 suicidi nei primi
otto mesi dell'anno.
3-Clandestini : la "tortura indiretta"
I "centri di
permanenza temporanea" sono una triste novità nella storia
del nostro paese: nei fatti sono dei centri di reclusione sorvegliati
dalla polizia, che hanno introdotto il pericoloso principio della "detenzione
amministrativa", ovvero la possibilità di essere privati della
libertà personale anche se non si è commesso alcun reato
e non si è stati sottoposti ad un alcun tipo di processo davanti
ad un giudice.
La situazione di incertezza e disinformazione, la paura di essere espulsi
e ricondotti nei loro paesi di origine dove li attende spesso persecuzione
e fame, le terribili condizioni sanitarie e di sovraffollamento di molti
di questi centri,trattamenti disumani e degradanti come la prassi generalizzata
di chiamare un appello ogni due ore e le lunghe code in piedi sotto il
sole o la pioggia, sono state tra le cause principali delle rivolte scoppiate
soprattutto nei centri siciliani. Per sedare le sommosse risulta che siano
stati usati mezzi violenti e grandi quantità di tranquillanti.
Uno dei casi più gravi ha riguardato Abdeleh Saber, un immigrato
di 25 anni detenuto nel cpt di Lampedusa e morto in circostanze sospette
dopo essere stato trasferito in carcere ad Agrigento e dopo che gli erano
state iniettate massicce dosi di Narcan.
Ma il problema più grave è quello di oltre 250.000 persone
che vivono e lavorano in Italia, che, senza aver avuto una reale possibilità
di regolarizzarsi, rischiano , come gli internati nei cpt, di essere rimpatriate
in modo coatto nei presunti paesi di provenienza, dove spesso devono subire
il carcere e le botte della polizia ( in alcuni paesi nordafricani l'emigrazione
clandestina è perseguita come reato). In Tunisia, come documentato
da Amnesty International, gli immigrati rimpatriati riconosciuti come
oppositori politici rischiano torture e persecuzioni estese anche alle
famiglie.
Per non parlare poi degli omosessuali o delle prostitute, che, se rimpatriati
con i voli charter, rischiano persecuzioni e linciaggi soprattutto nei
paesi islamici.
Questo tipo inumano di espulsioni e di respingimenti, questi rimpatri
per i quali gli immigrati rischiano il carcere o addirittura di essere
uccisi, potremmo chiamarli casi di "tortura indiretta"dove i
responsabili sono le autorità italiane. Si può ritenere
che negli ultimi cinque anni i casi di "
tortura indiretta" abbiano superato il numero di 2.000 .
4-I lager dell'assistenza
L'invecchiamento della
popolazione e le modifiche sopravvenute nella struttura e nel comportamento
delle famiglie hanno fatto passare il numero delle case di riposo da 3.608
nel 1991 alle 4.626 attuali, di cui il 58% è in mano ai privati.
L'allungamento della vita e la presenza di ben 11 milioni di over 60 anni
hanno quindi fatto intravedere a privati, ma anche gruppi di stranieri,
la possibilità di guadagno in questo settore emergente, dove la
gran parte di chi chiede assistenza è costretta a pagarla, molto
spesso a caro prezzo. Un'indagine dell'Osservatorio della Terza Età
(Ageing Society) ha rilevato che solo il 4,9 degli ospiti di una casa
di riposo non paga alcuna retta, contro il 62% che è costretto
a versare i mensili di tasca propria. E' stato rilevato che una persona
in un ospizio costa da 600 euro al mese fino ai 1.500-2.550 euro in caso
di assistenza parasanitaria in una Rsa. Di qui la stima di un giro d'affari
che supera i 2 miliardi di euro all'anno ma che è destinato ad
incrementarsi considerevolmente dato che gli over 65 anni nei prossimi
20 anni saranno il 25% della popolazione.
A fronte di tali fatturati, la stampa quotidiana nazionale continua a
pubblicare notizie su drammatici casi di abbandono e maltrattamenti di
anziani non autossuficienti ricoverati in strutture di assistenza definiti
usualmente "ospizi lager". Sempre secondo le cronache in tali
strutture fatiscenti parecchi anziani sarebbero morti a causa dei maltrattamenti.
Il quadro generale è sconfortante, con autentiche degenerazioni
criminali. Percosse, lesioni, spilloni sulle mani, pulizie personali di
notte e con l'acqua gelata, così venivano trattati gli anziani
di una residenza a Matera. Ma ovunque le ispezioni dei carabinieri hanno
portato alla scoperta di situazioni raccapriccianti. Gli ospiti vengono
lasciati spesso in pessime condizioni igieniche personali, a volte percossi
e trattati con crudeltà, pur pagando salate rette mensili. Tanto
che alcune onlus per la lotta alla non autossuficienza hanno istituto
un servizio telefonico per gli anziani che subiscono violenze fisiche.
La stima dei casi di tortura in questo campo non è facile data
la certamente vasta area del sommerso. Considerato che le notizie di scoperta
di lager hanno una scadenza di circa tre volte l'anno, e che i casi denunciati
riguardano quasi sempre almeno una trentina di anziani ,si può
calcolare che il numero di anziani "torturati" raggiunga circa
il numero di 400 negli ultimi 5 anni.
Tenendo conto del vasto sommerso, si può arrivare al migliaio.
5-La tortura politica
La storia recente
della tortura politica in Italia si può convenzionalmente dividere
in due periodi.
Quella avvenuta negli anni '70-'80 cioè nel periodo della contestazione
e del terrorismo (italiano) e quella di questi ultimi anni caratterizzati
dalle lotte antiliberiste e per la pace che hanno avuto per protagonisti
i no-global ( o meglio altermondialisti).
Sui noti fatti di Genova avvenuti nel luglio 2000, e che sono stati preceduti
dalla anch'essa nota repressione della manifestazione di Napoli,basterà
accennare allo stato delle inchieste in corso.
1) Per l'irruzione e i pestaggi alla scuola Diaz nella notte tra il 21
e il 22 luglio,
sono stati rinviati a giudizio 28 funzionari di polizia. Tra questi anche
alcuni big delle forze dell'ordine come Vincenzo Canterini,ex comandante
reparto celere di Roma, che, nonostante sia sotto processo, è stato
recentemente promosso. Tutti e 28 sono accusati, a vario titolo, di falsità
ideologica, calunnie gravi, violenza privata, danneggiamenti, perquisizione
arbitraria, percosse. L'aver orchestrato il ritrovamento nella scuola
adibita a dormitorio di due bombe e di aver preconfezionato l'accoltellamento
di un agente. Il tutto allo scopo di giustificare in qualche modo il blitz
e la mattanza che ne è seguita.
Sono 97 invece le parti lese: ossia 93 persone picchiate e arrestate.
Per il processo sono previsti tempi lunghissimi visto che sono oltre 300
i testi fra accusa e difesa da sentire in aula in almeno 200 udienze.
2) Calci, pugni, sputi, minacce e trattamenti inumani e degradanti di
ogni tipo sono invece in scena nel processo per le violenze e gli abusi
di Bolzaneto. Ma dato che in Italia non esiste ancora il reato di tortura,
i 45 rinviati a giudizio dovranno rispondete di abuso d'ufficio, violenza
privata, falso ideologico, abuso di autorità contro detenuti o
arrestati, violazione dell'ordinamento penitenziario e anche dell'art.
3 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Anche questo
processo sarà una vera e propria lotta contro il tempo. Per quasi
tutti i reati contestati il termine della prescrizione scatta nel 2008.
Il che significa che entro quel termine bisogna arrivare almeno alle condanne
in primo grado.
3) L'unico dei tre grandi processi collegati ai fatti genovesi per il
quale il rischio di prescrizione non c'è è quello che ha
come imputati non le forze dell'ordine, ma i manifestanti . E' il processo
contro i 25 accusati di "devastazione e saccheggio". Insomma
il processo ai cattivi, il primo processo ad essere iniziato nel 2004.
Quanto alle torture
avvenute negli anni '70-80, si deve ricordare che per ben tre volte, nel
febbraio, nel marzo e nel luglio del 1982 l'allora Ministro dell'interno
Virginio Rognoni dovette recarsi in Parlamento a rispondere su un dilemma
assai lacerante, alla base della democrazia e del diritto: per battere
il terrorismo: lo Stato fece uso di tortura? Il governo negò sempre,
lasciando però credere tra le righe che qualche tortura c'era stata.
La questione- e la risposta affermativa- si trovano documentate in un
libro della casa editrice "Sensibili alle foglie" pubblicato
appunto con il titolo:"le torture affiorate". Vi si trovano
dentro cose che nessuno sapeva o ricorda più:testimonianze,perizie
mediche, denunce, verbali di interrogatorio, deposizioni nei tribunali,
sentenze, lettere ai parenti e agli avvocati, articoli sui giornali, interpellanze,
dibattiti parlamentari.
Il libro dà conto di 32 casi, tra cui sette donne, riportati tra
il 1975 e il 1982. Il tutto documentato con fotografie a colori. Le immagini
del volto tumefatto del brigatista Cesare Di Leonardo, coinvolto nel sequestro
del generale Dozier, ci ricordano che cinque ufficiali di Ps praticarono
una violenza, crudele e scientifica, tanto che nessuno si sentì
nelle condizioni di poterli assolvere. E infatti furono condannati, anche
in appello. Poi parzialmente amnistiati. Uno di loro fu eletto alla Camera,
con il psdi.
Ne " Le torture affiorate"emerge un campionario di pratiche
su corpi di semplici inquisiti - anche sempre nudi, spesso incappucciati,
non di rado legati al "tavolaccio", manette strette all'inverosimile,
spilli sotto le unghie, acqua incubata e pompate sullo stomaco, bruciature
di sigarette qui e là, nervi del collo tirati, iniezioni di Pentotal,
capezzoli strizzati, sale e aceto sulle ferite, fiamme sotto le piante
dei piedi, cordicelle a tirare i testicoli, giochi d'elettricità
.
Anche lì si cercò in un primo tempo di negare. Dopo l'arresto
di un giornalista, Piervittorio Buffa dell'Espresso, che con scrupolo
e coraggio aveva segnalato il caso, venne fuori che le notizie gli erano
arrivate dall'interno della Polizia. Il sindacato Sulp denunciò
metodi che erano stati incoraggiati dall'alto. Un capitano si assunse
la responsabilità delle rivelazioni.. Significative le parole pronunciate
allora da Sciascia: "Non si converge assolutamente con il terrorismo-disse-
quando si affronta il problema della tortura.
"Episodi recentemente documentati e che non hanno fino ad ora provocato
alcuna credibile smentita, ci autorizzano a ritenere che l'uso della tortura
è ormai entrato a far parte del trattamento riservato ai fermati
ed agli arrestati, nel corso di operazioni antiterrorismo" così
nel febbraio 1982
rilevava un appello firmato nel febbraio 1982 dal Comitato italiano contro
l'uso della tortura per lanciare una campagna di informazione. Il Comitato
denunciava circostanze inquietanti, tecniche di interrogatorio disumane,
uso di particolari sostanze chimiche, e di condizioni mortificanti in
tutte le misure di detenzione.
Nei primi tre mesi del 1982 Amnesty International raccolse una "mole
impressionante" di denunce di tortura in Italia : "Tra le nostre
fonti non ci sono solo le dichiarazioni delle vittime. Esistono anche
lettere di agenti di polizia che lamentano la frequenza con cui la tortura
verrebbe applicata a persone arrestate per terrorismo" (cfr. L'Espresso
21.3.82).
Secondo il giornalista Alfonso D'Ippolito, la pratica della tortura in
Italia non fu solo il frutto di iniziative individuali o delle fantasie
sadiche di singoli poliziotti, ma segnò la prosecuzione di un processo
repressivo che può trovare le sue radici nella progressiva evoluzione
in senso sempre più autoritario degli apparati dello Stato.
Quanto alla stima del fenomeno, si rileva che i casi di tortura politica,
considerando i periodi citati, sarebbero circa 500, di cui circa 240 di
gruppo( come per gli episodi accaduti a Genova durante il G8 ed a Napoli
nella manifestazione di qualche mese prima).
Il mistero delle vittime di "tortura elettronica"
Da annoverare tra
i tipi di tortura politica o di Stato è anche quella che attualmente
e continuativamente subirebbero parecchie persone in Italia, persone che
si definiscono vittime di armi elettroniche mentali. Su tale fenomeno
, che potrebbe essere meno circoscritto di quanto si creda, è intervenuta
in qualche caso la stampa ed anche la televisione (cfr. 14.12. 2003 :
Minoli /La storia siamo noi /RAI; 4.5.2003 : Stargate (la 7)
Ma vi sono riscontri soprattutto su alcuni siti Internet. Molto recentemente
è stata costituita una associazione tra le attuali vittime.
Nella ricerca effettuata si è venuti a contatto con alcune di queste
persone che ci hanno anche fornito documenti che attestano i fatti di
cui si lamentano (controllo mentale tramite microchip,torture effettuate
con ultrasuoni od altri strumenti elettronici a distanza, violenze fisiche
ripetute, aggressioni.) . Alcune inchieste giudiziarie ancora in corso
sono appunto collegate ai trattamenti di tal tipo subiti.Per gli interessati
il fine perseguito dai torturatori( che restano ignoti ma sono ipotizzati
tra i servizi speciali di sicurezza) sarebbe quello di annullare la personalità
e le capacità di reazione.
Si tratterebbe in sostanza di una grave forma di mobbing attuato con mezzi
sofisticati.
Si rileva a tal proposito come in una newsletter il garante per la protezione
dei dati personali ammette l'uso improprio di microchip sottopelle dichiarando
che"tali impianti devono ritenersi in via di principio esclusi in
quanto in contrasto con i diritti , le libertà fondamentali e la
dignità della persona" (n. 249 del 21-27 marzo 2005)
Vi è da aggiungere che le "vittime", come appare documentato,
hanno dato fastidio in passato ai centri di potere con comportamenti politici
o con denunce relative a episodi di corruzione nell'ambito dell'apparato
statale.
Roma 3 0ttobre 2005-
www.ares2000.net
|