| I PARADISI IN CIFRE
Con il libro-dossier
intitolato "Paradisi fiscali:uno scippo planetario" in via di
pubblicazione per le ed. Malatempora, l'Ares 2000 Onlus ha affrontato
il problema di questi centri finanziari offshore, che sottraggono risorse
ai paesi in via di sviluppo, sono causa di emarginazione e impoverimento
per molti Stati spossessati dei mezzi economici per progredire, e rappresentano
un retaggio coloniale ove si intrecciano gli interessi della criminalità
organizzata e dell'economia globale.
Il libro analizza in particolare gli aspetti politici ed economici dopo
la distruzione delle Twin Towers, e le possibili ripercussioni sulla stessa
sopravvivenza dei paradisi fiscali, scavando sui collegamenti dei centri
offshore con il terrorismo, la corruzione e la gestione finanziaria globalizzata.
Dopo l'11 settembre l'Ocse ha accentuato gli sforzi per indurre i "paradisi"
ad adeguare la propria legislazione fiscale alle regole internazionali
che mirano ad una maggiore trasparenza e a scoraggiare l'evasione. C'è
chi resiste e chi dichiara di volersi adeguare. Ma il tutto rischia di
risolversi in una mera operazione di maquillage.
Dal dossier abbiamo tratto ,in estrema sintesi, le cifre più significative
Quanti sono?
Il numero dei paradisi
fiscali catalogati dagli Stati e dagli Organismi finanziari internazionali
può variare da 40 a 80, a seconda dei criteri di valutazione seguiti
nella classificazione. Il fenomeno offshore infatti si può presentare
in varie forme, può essere più o meno esteso, e può
riguardare anche Paesi membri dell'UE o dell'ONU.
Una recente ricerca a livello europeo(Euroshore) coordinata dal prof.
V. Uckmar ha diviso i 48 paesi analizzati in tre gruppi di "centri
finanziari" in base al loro livello di prossimità agli Stati
membri dell'Unione Europea :
1)paesi che hanno particolari contatti di ordine geografico, politico
ed economico con l'Unione Europea (Andorra, Monaco, Bermuda, Malta San
Marino ecc.)
2)Economie in transizione, cioè giurisdizioni appartenenti all'ex
blocco sovietico (Romania, Moldavia, Albania ecc.)
3)Giurisdizioni offshore esterne all'Unione Europea (Bahamas, Barbados,
Macao, Malesia ecc.):
Sette paradisi, tra
i quali il Principato di Monaco, Andorra e Liechtenstein hanno apertamente
dichiarato di non volersi adeguare alle disposizioni internazionali in
materia di trasparenza
Il giro d'affari
Giro d'affari
dei paradisi : circa 1.800 miliardi di dollari annui
di cui il 40% riguarda capitali provenienti da traffici di criminalità
organizzata , da traffico d'armi e da attività terroristiche in
senso lato,
il 45% capitali di "pianificazione fiscale" provenienti per
la maggior parte da società. multinazionali, ma anche da persone
fisiche, uomini d'affari, dello spettacolo ecc.,
il 15% capitali provenienti da corruzione o saccheggi politici)
Società
offshore : 680.000
Trust : 1.200.0000
Banche con agenzie
nei paradisi : circa 10.000
Sistemi bancari paralleli
Le banche clandestine prosperano in tutto il mondo. Nella generale categoria
degli intermediari inquinati confluiscono due tipologie di operatori:
quelli ufficiali e legali i quali adottano linee comportamentali fortemente
devianti, e quelli abusivi, che operano cioè completamente al di
fuori del sistema ufficiale e che sfuggono completamente agli obblighi
imposti dall'Ordinamento e, quindi, agli ordinari strumenti di vigilanza
e controllo da parte delle competenti autorità.
I sistemi bancari "paralleli" assumono denominazioni diverse
ed a volte assai folcloristiche, nelle differenti aree geografiche di
riferimento. Si parla così in Cina di sistema Chop Shop,
nel sub continente indiano di sistema Chiti o Hundi, in
ambito latino-americano di Stash House, quest'ultimo diffuso anche
nel Nord America come conseguenza dei flussi migratori che interessano
tale area..
Evasione fiscale
nel mondo: 292 milioni di dollari Usa all'anno
Riciclaggio di denaro sporco: fatturato di circa 600 miliardi di dollari
annui
La madre di tutti
i paradisi
Come emerge dalla
ricerca "Euroshore" anche il sistema finanziario di paesi membri
dell'Unione Europea devia dagli standard di integrità e di trasparenza
adottati dalla Comunità Internazionale specialmente in tema di
diritto societario.
Merita una considerazione tutta particolare il caso del Regno Unito. L'Inghilterra
e sopratutto la City di Londra potrebbe infatti essere tranquillamente
considerata come "la madre di tutti i paradisi."
Alcuni mesi fa, Arnaud Montebourg, parlamentare francese a capo di una
commissione sul riciclaggio, ha reso pubblico un dossier in cui si attaccava
apertamente Tony Blair per aver "predicato" al mondo la lotta
- anche finanziaria- al terrorismo, salvo aver razzolato male per non
aver finora ripulito uno dei principali centri del riciclaggio internazionale:
la City di Londra.
Da Downing Street è uscita una dura e secca smentita. Ma resta
il fatto che l'Inghilterra, grande alleata degli Stati Uniti nella "prima
guerra del nuovo secolo", regna incontrastata su più di venti
paradisi dell'arcipelago offshore, dalle remote isole Cayman alla più
vicina Man o sulle isole del Canale, dove tra l'altro sono stati appena
pubblicati i bandi miliardari per "ospitare" una ventina di
nuovi casinò virtuali ,che operano su Internet in completa esenzione
fiscale e sotto controlli irrilevanti.
Ma una dichiarazione del prof. Barry Rider, noto criminologo e direttore
dell'Institute for Advanced Legal Studies dell'Università di Londra,
riportata da Il Sole 24 Ore, si spinge molto oltre. " A mio avviso-
dice il professore- quello dei Paesi offsore è un falso problema,
perché ormai l'Intelligence riesce a penetrare abbastanza facilmente
gran parte delle loro barriere segrete.
Il vero nodo della questione è semmai l'Inghilterra stessa, dove
con 100 sterline si può fondare una società per telefono
e metterla al riparo da occhi indiscreti con il meccanismo dei "nominee",
società fiduciarie che operano per conto di un cliente anonimo
. Una formula questa che è un invito per chi ha qualcosa da nascondere
e che è comune a quasi tutte le legislazioni di cultura anglosassone."
Non si è comunque lontani dalla verità se si afferma che
la City di Londra, grazie ai rapporti privilegiati con i paradisi da lei
figliati, grazie anche alla sua posizione gelosamente "autonoma"
rispetto agli altri stati membri ed alla conservazione della propria moneta,
funge da "portale" di lusso nell'introitare capitali di transito
in cerca di "protezione" provenienti da imprese e da persone
fisiche che si sentono molto più garantite da così autorevole
mediazione.
Il caso Italia
Banche italiane con sedi nei Paradisi: 320 (sparse in 30 paesi)
Banche italiane con sede in Lussemburgo: 30
Gruppi controllati da banche italiane: 117
50% (112 su 250)
delle società italiane quotate in borsa
e 22% (22 su 88) dei gruppi bancari italiani hanno partecipazioni-
di controllo su società residenti in paradisi fiscali.
Da un rilevamento
della sezione antiriciclaggio dell'Ufficio Italiano Cambi per il periodo
1997-1999 risulta che ogni mese circa 10.000 miliardi (5 milioni di
euro) lasciavano l'Italia per riparare nei forzieri delle banche offshore.
E risulta che, nonostante l'operazione del cosidetto scudo fiscale sui
capitali che rientrano dall'estero, i flussi verso l'offshore non si siano
prosciugati.
Del resto tutto è ormai facilitato dall'elettronica. Il trasferimento
elettronico di fondi tra più paesi è ormai divenuto un sistema
estremamente diffuso e non può più considerarsi appannaggio
di pochi operatori. E' significativo a questo proposito che ormai i messaggi
pubblicitari delle società che forniscono questo particolare servizio
comprendono le offerte più disparate, come ad esempio addirittura
l'omaggio di un panettone a tutti coloro che effettuano un trasferimento
elettronico di fondi nel periodo natalizio (offerta lanciata nell'ambito
di una recente campagna pubblicitaria realizzata da un importante operatore
del settore).
Sino a pochi anni fa si diceva che in sole 24 ore il denaro poteva essere
movimentato per ben 72 volte in giro per il mondo. Al giorno d'oggi bastano
10 minuti.
telefax 06/5131400
tel- 3333759683
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