GIOVANI LAVORO E PARTECIPAZIONE
inchiesta/sondaggio sui giovani di Roma



INCONTRO DIBATTITO "IL LAVORO NELLA CITTA' CHE CAMBIA"
Roma, MUNICIPIO XI 11 ottobre 2002

Ares 2000 onlus è una libera associazione di ricercatori e professionisti da molti anni impegnata nel campo della ricerca socio economica ed ambientale, In particolare, sui temi del lavoro, dell'immigrazione e dello sviluppo sostenibile. E' un periodo in cui sappiamo si esprime da parte di molti una volontà di maggiore partecipazione e ognuno cerca di dare il proprio contributo
Ares 2000, collaborando con le altre associazioni a questa iniziativa e realizzando in proprio la ricerca su giovani e lavoro, compie un primo passo nella direzione di un maggiore coinvolgimento delle risorse umane e culturali e professionali del territorio da parte delle istituzioni locali.

Conflitto sociale il prossimo sciopero generale del 18 ottobre promosso dalla CGIL, dovrà farsi carico, oltre ai problemi del lavoro dipendente , quelli dei "flessibili" e dei migranti , del Sud e di quello stato sociale che la Finanziaria di Berlusconi mette in pericolo. I tagli alla finanziaria rischiano peraltro di compromettere proprio la sperimentazione di nuove forme di democrazia partecipativa, che molte municipalità, pur con tutte le contraddizioni del caso , stavano avviando. La riflessione non può quindi prescindere dall'attuale.

Cantiere del Nuovo Municipio nello scorso mese di maggio la nostra associazione ha partecipato al workshop sul Welfare Municipale e Reddito di Cittadinanza nell'ambito del "Cantiere del Nuovo Municipio". Il nostro contributo voleva avviare una riflessione sulla necessità di un processo di costruzione dal basso di Osservatori permanenti partecipati, una sorta di contenitori concreti e virtuali organizzati a rete in grado di raccogliere ed integrare l'informazione diffusa, elaborarla e restituirla al territorio, sotto forma di una pluralità di iniziative.

Conoscere per programmare non è solo uno slogan ma la convinzione che l'informazione quali-quantitativa possa rappresentare un elemento strategico per iniziare a parlare di welfare dal basso in termini più concreti. Per quanto ci riguarda questa indagine si può considerare un primo passo nella direzione del bilancio partecipato quasi una provocazione che ben venga se può stimolare un dibattito sul tema conoscere per progammare .

Finalità Inchiesta/Sondaggio su giovani lavoro e partecipazione fornire un primo spaccato sulla condizione giovanile rispetto al mondo del lavoro e ai suoi modelli di funzionamento, al tema dei diritti, alla formazione/informazione. L'indagine, insieme ad una notevole mole di informazioni statistiche sulla realtà locale, vuole essere un primo approccio conoscitivo del mondo giovanile nell'impatto con il lavoro in una città come Roma: i progetti, la partecipazione, i valori. Tanti aspetti, tutti ugualmente importanti e di difficile misurazione, la cui conoscenza appare tuttavia sempre più necessaria per articolare risposte convincenti ed efficaci.

In progress: la ricerca si deve considerare in progress in quanto non esaurisce tutti le possibili aree di ricerca ma è solo una prima esplorazione della interazione tra il mondo cosiddetto "dell'adolescenza lunga" e la realtà del mercato del lavoro attraverso la sperimentazione sul campo di un modello di analisi (condivisione, campione rappresentativo, questionario, modello interpretativo, partecipazione, opzioni possibili, verifica ). Questa iniziativa va valutata più nelle sue potenzialità che nei risultati immediati. E' l'avvio di un metodo d'indagine che arrivi a definire, un modello partecipato e condiviso nell'ottica del bilancio partecipato: quasi una provocazione che ben venga se può stimolare un dibattito su questi temi

LA METODOLOGIA

Numerosità campionaria prevista per il campione: 600 giovani di Roma in età compresa tra i 18 e i 34 anni. Il 10 settembre data inizio della rilevazione sul campo ; i questionari finora elaborati sono poco meno della metà; vengono illustrati i primi risultati ancora parziali e incompleti. Al di là dei risultati ciò che vale la pena di evidenziare e l'avvio di un metodo d'indagine che arrivi a definire, attraverso un modello partecipato, un ventaglio di ipotesi di lavoro utili al miglioramento degli interventi sul territorio nell'ottica del bilancio partecipato.

Questionario; per la rilevazione delle informazioni è stato utilizzato lo strumento del questionario "semistrutturato" con un consistente numero di risposte cosiddette "aperte" per consentire agli intervistati una più ampia libertà di espressione. I dati raccolti - orientamenti, valutazioni, atteggiamenti, suggerimenti - sono stati trattati in modo aggregato ed elaborati sotto forma di tabelle e grafici, assicurando la più totale garanzia di anonimato e riservatezza delle informazioni raccolte. Il questionario è stato direttamente somministrato ai giovani scelti per quote in proporzione alla numerosità riscontrata nell'universo. Molte domande contenute nel questionario prevedono la possibilità per il rispondente di segnalare più di una risposta (risposte multiple ). Le percentuali si possono pertanto riferire sia al numero di risposte che a quello dei rispondenti.

L'analisi statistica dei dati; per le finalità dell'indagine ma anche per la la scarsa numerosità riscontrata in diverse modalità settoriali si è ipotizzato di interpretare le informazioni raccolte con alcune macrovariabili appositamente costruite. Quindi alcune variabili interpretative, oltre alle classiche socio demografiche le tipologia di posizione (quindi studenti- occupati - in cerca di occupazione) e accorpamento delle attività economiche in 3 macrosettori economici: industria/artigianato terziario privato pubblica amministrazione.

I PRIMI RISULTATI

IDENTIKIT INTERVISTATO Il campione disponibile è composto da 52,8% di uomini e 47,2% donne ; livello scolastico raggiunto 26% elementare/media 62,3% media superiore 11,7% laurea . Il 49,7% sono occupati ,il 18,8% studenti , il 31,4% in cerca di occupazione

  maschio femmina totale
elementare media 34,3 16,8 26,0
media superiore 57,9 67,2 62,3
laurea 7,9 16,0 11,7
  100,0 100,0 100,0

UNA CURIOSITÀ: le femmine mostrano un tasso di istruzione più alto dei colleghi maschi ma questa ormai si riscontra in diverse ricerche; Il 38% delle donne del campione sono occupate nella PA. Scarsa propensione a conquistarsi rapidamente uno spazio di autonomia (oltre il 75% dei giovani vive ancora all'interno del nucleo familiare)

Contesto familiare

  vivo solo con la famiglia d'origine con un partner altro
Studenti - 100,00% - -
Occupati 11,40% 59,80% 17,40% 11,40%
in cerca di occupazione 4,90% 85,40% 8,50% 1,20%
Totale 7,20% 75,40% 11,40% 6,10%

MERCATO DEL LAVORO tipologia di occupazione : Il cosiddetto atipico (co.co. co a temine apprendistato interinale) rappresenta quasi il 26% e il 10 % il lavoro nero. Mentre nei più giovani il lavoro nero quasi si raddoppia 17%; oltre un terzo sono atipici. Posizione nel mondo del lavoro 41% di contratti a tempo indeterminato. Il 25% degli occupati fa un lavoro individuale indipendente.

Attuale forma contrattuale

Forma contrattuale 21 a 25 anni
26 a 30 anni
31 a 35 anni  
contratto a termine 6,5 10,1 7,8 8,5
contratto a tempo indeterminato 30,8 35,4 54,9 40,9
interinale 4,0 1,3 0 2,2
collaborazioni co.co 6,5 5,1 2,0 6,8
autonomo 19,8 30,4 23,5 24,5
in nero 17,1 7,6 11,8 10,1
apprendistato 15,2 10,1 0 7,0
100,0 100,0 100,0 100,0




 

 

 

Nell'ambito delle tendenze generali del mercato del lavoro, giocano un ruolo importante i collaboratori coordinati e continuativi (i cosiddetti co.co.co) passano da circa 600 mila del 1996 ad oltre 2 milioni . Gli indipendenti sono circa il 40%.

L' INGRESSO DEL MONDO LAVORO : Oltre il 45% sono entrati al lavoro con contratti "atipici". Curiosità a Roma il 37% del campione disponibile dichiara di essere entrato nel mondo del lavoro per vie " informali". lavoratori atipici, quelli che per diversi motivi si trovano a lavorare in condizioni di precarietà, con contratti che al massimo arrivano ai sei mesi, che non vedranno mai una pensione, che se si ammalano non lavorano - dunque non guadagnano - che sono destinati a cambiare spesso lavoro la cui progettualità per il futuro difficilmente si spinge oltre i 365 giorni.

Come è entrato nel mondo del lavoro

  %
contratto formazione 13,1
lavoro interinale 11,0
apprendistato 9,2
concorso pubblico 10,4
stage 9,2
Collaborazioni co.co.co 10,2
altro 37,0
  100

DIMENSIONE AZIENDALE Il 56,7% degli occupati lavorano in aziende con numero di addetti inferiore a 50 addetti. Il resto in aziende di maggiori dimensioni ( ruolo della PAI).

La polverizzaione tessuto produttivo produce spesso aumento dei tempi e ritmi , è difficile fare ricerca e sviluppo, formazione. Aumenti di produttività si possono realizzare puntando principalmente sull'utilizzo di fattori di penetrazione legati ai costi. Le piccole dimensioni registrano la retribuzione più bassa insieme alla più bassa quota di investimenti per addetto, mentre più elevate in assoluto risultano le ore lavorate per dipendente ( indagine Istat PMI). Con conseguenze pesanti sui tempi e ritmi di lavoro e, conseguentemente, sui rischi in ambiente di lavoro.

FLESSIBILI PER SCELTA? Il mondo del lavoro cambia e con questo la mentalità dei lavoratori: da più parti si dice che le giovani generazioni hanno accettato positivamente le trasformazioni in corso e che ora sono ben disposte verso flessibilità e mobilità. La nostra indagine a Roma sembrerebbe smentirlo. Infatti per oltre il 76% dei giovani il lavoro deve essere fisso e garantito e la flessibilità contrattata. Tale consapevolezza tende ad aumentare con l'aumentare della mobilità . Poco appeal per lo scambio "insicurezza e precarietà lavoro a tutti i costi", 16,6% che aumenta con la mobilità. (naturalmente su questo c'è anche il salvagente dello stare in famiglia che supera per gli atipici oltre l'80% dei casi) . Ormai è chiaro, anche molti imprenditori lo sostengono, legare la persona al posto di lavoro la rende più motivata.

Opinione sulla flessibilità * mobilità del lavoro
  fino a 2 volte Da 3 a sei volte  
max purchè si lavori 23,1 11,3 16,6
flessibilità contrattata 30,8 47,4 40,0
il lavoro deve essere fisso e garantito 33,3 38,1 36,0
altro 9,0 4,0
non so 3,8 3,1 3,4
  100,0 100,0 100,0

AMMORTIZZATORI per la disoccupazione. I ragazzi intervistati risultano consapevoli del ruolo primario che assume la formazione, vero motore dei processi di transizione e mobilità professionale . Formazione permanente 36,7% e contributi sociali per periodi di inattività 21,5%

Count
studente
occupati
cerca occ
tot
formazione permanente  36,8 33,0 45,1 36,7
contributi sociali p 24,6 22,3 17,3 21,5
cassa integrazione g     ,0 6,5 2,0 4,2 poco appeal
salario di sostegno 18,4 28,7 6,6 21,4
non so 20,2 9,6 28,9 16,2
total  
18,3 57,3 24,4 100,0

FORMAZIONE PERMANENTE: come è stato detto da autorevoli commentatori la "formazione permanente" non si dovrebbe confondere con l'aggiornamento, il dare nozioni in uno specifico campo solo per svolgere meglio l'attuale lavoro, ma dovrebbe cercare di offrire nuove opportunità e voglia di cambiare e di realizzarsi in un lavoro/servizio per la collettività.


pensa di cambiare attuale lavoro
no, mi piace 39,40%
mi devo accontentare 16,40%
lo farò dopo adeguata formazione 34,50%
non so 9,70% 100,00%

I sistemi di welfare si concentrano ancora in larga parte sugli aspetti pensionistici. Secondo i dati di Eurostat nel 1999, la spesa pubblica per prestazioni sociali in percentuale del PIL era il 24,3% per Italia, mentre ad esempio per la Germania 28,6%. Per pensione il 13% (contro ad esempio 11,6% Germania). Mentre per disoccupazione. esclusione sociale e famiglia siamo abbondantemente sotto la media europea. In Italia maggiormente privilegiata la previdenza pensionistica mentre in Germania, per alcuni aspetti tipici del new welfare (disoccupazione famiglia abitazioni ed esclusione sociale), l'incidenza della spesa pubblica appare complessivamente più elevata.

Fonte Eurostat

I PIÙ ATIPICI DI TUTTI

percezione migranti
uguali a me 38,4
persone in fuga da miseria e persec 30,7
risorse 20,8
pericolosi 2,1
concorrenza per trovare lavoro 3,4
diversi 2,5
non so 2,1
Total responses 100,0

Circa un quarto delle risposte il migrante ha a che fare con il lavoro sia come risorsa che come concorrenza. Sembrano risposte piuttosto conformiste; tuttavia danno lo spunto per parlare di uno dei più drammatici problemi che si presenteranno in Italia più che in altri paesi europei nei prossimi anni..

In Italia, sulla base delle ipotesi demografiche sull'evoluzione della popolazione (dinamica naturale negativa, bassa fecondità e quota fissa di immigrati annui pari agli attuali 120 mila), la forza di lavoro potrebbe, tra meno di un decennio, subire un calo vistoso ( addirittura poco più del'85% di quella attuale nel 2050), tanto da non riuscire a garantire gli attuali standard produttivi. Con conseguenze pesanti anche sugli equilibri dei sistemi pensionistici.


Insieme ad una politica di maggiore sviluppo della partecipazione al lavoro si impone fin d'ora una diversa considerazione del problema degli ingressi annui di lavoratori extracomunitari (rappresentano complessivamente Italia 2,8% Germania 9,0% Svizzera 20%) con tutto ciò che comporta per abitazioni, ricongiungimenti diritti e tra questi anche formazione e informazione per la salute e sicurezza del lavoro. Esattamente ciò che viene negato dalla legge Bossi Fini
Già oggi in alcune aree del Nord est dell'Italia il 20% delle assunzioni nel settore extragricolo ha come destinatario un migrante. Se fossero ben presenti nell'opinione pubblica i dati reali sulle prospettive dello sviluppo e sul futuro stesso delle nuove generazioni, forse quelle percentuali sarebbero uniformemente più alte in tutto il paese.

TUTELA DIRITTI DEL LAVORO

È d'accordo con difesa articolo 18 Statuto Lavoratori

 
STUDENTE
OCCUPATI
IN CERCA
 
si 41,90% 75,00% 68,40% 67,20%
no 7,00% 5,50% 13,2%f 8,10%
non so 51,20% 19,50% 18,40% 24,70%
  100,00% 100,00% 100,00% 100,00%

Oltre i due terzi del campione si esprime per la difesa dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, percentuale che arriva al 75% tra gli occupati e ad oltre l'85% tra gli occupati della PA.

Se lo limitano o aboliscono quali conseguenze

 

  studente occupati in cerca totale
peggiora mie condizioni di lavoro
40,0
19,1 12,3 18,4
mi darà più opportunità di lavoro
    0
3,0 1,9 2,5
più insicurezza per tutti
 60,0
51,3 43,0 49,3
i lavativi dovranno mettersi a lavorare
  ,0
11,0 10,4 10,1
non so
 ,0
15,6 32,4 19,7
Total  
6,5 62,9 30,6 100,0

Sono ampiamente maggioritarie risposte che segnalano conseguenze negative della sua abolizione in merito all'aumentare dell'insicurezza e al peggioramento delle condizioni di lavoro.
Il governo e le parti sociali che hanno approvato il patto per l'Italia sono ricorsi alla dizione misure temporanee e sperimentali (per l'occupazione regolare e la crescita dimensionale delle imprese) che evidentemente, forse per carenze comunicative, non riesce a rassicurare. .


FORMAZIONE E PARTECIPAZIONE: responsabilità livello formativo- hanno le idee abbastanza chiare: il 54% ritiene che la responsabilità del livello formativo dipenda essenzialmente dal proprio personale impegno e capacità. Poco da scuola e famiglia, oggettivamente grave per il sistema scolastico che praticamente stanno smantellando : stiamo tornando alla scuola di classe


L'IMPEGNO: i giovani romani non hanno una vocazione spiccata all'impegno di tipo pubblico. Quasi nessuno ritiene molto importante la politica mentre considerano più importante l'impegno sociale. E se dovessero esprimere un impegno nel sociale lo farebbero per qualcosa che percepiscono come impegno concreto, come il volontariato, associazioni culturali, arte, musica. L'opzione volontariato ha più appeal tra le donne.

Attraverso quali forme potrebbe esprimere un impegno nel sociale

  maschio femmina Totale
attività partito sindacato 20,10% 8,30% 14,60%
Volontariato 26,60% 57,90% 41,20%
associazioni centri sociali 7,20% 13,20% 10,00%
associazioni culturali arte 39,60% 13,20% 27,30%
altro 2,20%   1,20%
non so 4,30% 7,40% 5,80%
  100,00% 100,00% 100,00%

Conoscenza servizi e iniziative
del Municipio per i giovani

  18 A 20 ANNI 21 A 25 ANNI 26 A 30 ANNI 31 A 35 ANNI  
no
93,20%
100,00%
100,00%
70,60%
92,70%
si
6,80%
29,40%
7,30%
 
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%
100,00%

LE PROSPETTIVE

Studi e indagini come quella proposta possono costituire un ampliamento e una integrazione informativa al costituendo Osservatorio Comunale sull'occupazione e le condizioni di lavoro del Comune (il progetto ha per obiettivo generale l'affermazione dei diritti nel Mercato del Lavoro ) e interagire con esso per migliorare i processi conoscitivi e decisionali. Anche attraverso una rete informativa territoriale. Tale iniziativa del comune di Roma va nella direzione da noi aupicata. La linea tracciata per le Istituzioni Pubbliche, gli Enti Locali in particolare, è nella direzione di favorire una nuova stagione di democrazia partecipata. Gli enti locali dovranno assumere sempre più una spiccata funzione di riferimento per la ricomposizione sociale dei diversi soggetti sociali, col superamento del vecchio burocratismo, coinvolgendo le varie espressioni della società civile dell' Associazionismo, del Volontariato e dei Centri di Solidarietà, di cultura e politico-sindacali, per dare vita a nuovi presidi sociali efficaci per la verifica democratica del Mercato del Lavoro, per ridurne il tasso di illegalità e sviluppare la Cultura dei Diritti


Il Municipio per i giovani
  TOTALE
lavoro 32,3%
cultura 46,9%
sport e tempo libero 18,5%
altro 2,3%
  100,0%

Noi siamo in questo ottica: il Territorio deve rappresentare oggi il luogo elettivo dove dare vita a nuovi presidi sociali ,efficaci per la ricostruzione e salvaguardia dei diritti del lavoro e della cittadinanza .
Nel merito sicuramente siamo d'accordo, crediamo che ci sia una comune base culturale su questi temi. Oggi si pone un problema di risorse di organizzazione; forse i fondi europei potrebbero essere una strada da tentare.
Si potrebbe anche considerare questa iniziativa un tentativo di creare un circuito informativo altro, rispetto al ruolo egemone della comunicazione di massa standardizzata e pervasiva che va a toccare un tema essenziale per la democrazia: come costruire e diffondere informazioni alternative e renderle attraenti per il cittadino oltremodo sovraesposto, come sappiamo, alle suggestioni mediatiche. Ad esempio, come rendere fruibili i grandi temi dell'economia globalizzata, dell'immigrazione, dell'ambiente, della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica, oggettivamente distanti dalla percezione immediata del cittadino, trasformandoli in fatti concreti e tangibili che interessano il suo immediato futuro e quello dei suoi figli . Questo rappresenta una bella sfida per molti intellettuali di questo paese.
In conclusione, se l'esperienza ha insegnato qualcosa, evitiamo errori passati; non più soluzioni preconfezionate calate dall'alto ma un progetto "a partire dal locale ma pensato in globale ". Che non sia solo uno slogan accattivante, bensì una modalità nuova in grado di realizzare una più stretta corrispondenza tra nuove domande e risposte politico-istituzionali
In definitiva un conferimento di senso che la politica sta affannosamente ricercando.

ARES 2) ALCUNI ASPETTI QUALITATIVI

Poco meno di 300 questionari sono stati analizzati, rispetto al campione di 600, con un'attenzione qualitativa per gli aspetti dei valori, degli atteggiamenti e degli orientamenti espressi. Per la metà dei casi considerati la somministrazione del questionario è stata accompagnata da interviste di approfondimento.
Mentre nella relazione Ares-Cassanelli si è voluto dare una rappresentazione soprattutto statistica-economica, quello che vi viene proposto in queste poche pagine è la volontà di fare emergere i nodi problematici che l'indagine pone alla nostra attenzione.

La situazione di precarietà e stagnazione del mercato del lavoro e lo scenario politico-economico di grave crisi si riflette nell'esistenza di ognuno degli intervistati ed è trasversale rispetto al campione, per sesso, età, appartenza, formazione culturale.
Mancanza di fiducia C'è un palese stato di mancanza di fiducia, nello stato delle cose e secondariamente in se stessi, marcato soprattutto nei soggetti maschili, specie quando vengono formulati progetti di vita, talora commoventi nella loro genericità : vivere tranquillamente, essere felici, sperare che qualcosa accada. Già, così si esprimono.
Speriamo che me la cavo Un eccellente background economico della famiglia d'origine, ed è di una minoranza, abbassa l'ansia ma non aumenta la fiducia. Ci si difende dentro l'esistente ma non si scommette sul futuro."Speriamo che me la cavo". " Io mi accontento "
Ritratto di un giovane moderato Ne viene fuori il ritratto di un giovane moderato, bravi ragazzi/e si potrebbe dire ( la famiglia, più di Dio, è ancora un perno saldo), conservatori o riformisti, dipende dall'ottica con cui si guarda : difendono l'art. 18 per non incorrere in maggior insicurezza, accettano una flessibilità con alcune regole, vorrebbero gli ammortizzatori sociali ma che si incominci a lavorare comunque, pur di lavorare.
Difesa pressochè unanime art.18 .Rispetto alla difesa dell'articolo 18, che le tabelle della relazione Cassanelli illustrano nei diversi incroci statistici, qui vogliamo rilevare che, se anche Luciano Gallino dice in un'intervista che la polemica ha spostato i discorsi a preoccupazioni di terz'ordine, la sua nel nostro campione ha a che vedere con quel bisogno di sicurezza che si vuole salvaguardare comunque per non sentire la propria esistenza poggiare sulle sabbie mobili.
Attenti all'ambiente Si dicono abbastanza attenti all'ambiente, non disposti dunque a militanze verdi, dichiaratamente solidaristici per bisogno di solidarietà, antixenofobi, aperti alle tematiche della globalizzazione con una marcata ambivalenza e sospetto nei confronti dei coetanei newglobal, ancora distanti, percepiti come una nicchia a se stante.
In cerca di rapporti reali Quando non sono al computer per lavoro, non navigano facilmente in rete, non solo per difficoltà di accesso alla tecnologia fuori dai luoghi di lavoro, ma anche perché in cerca di rapporti reali e non credo si possa considerarlo un disvalore.
Non omologati Nelle propensioni non parrebbero così omologati, come si vorrebbe far credere, ai valori predicati dalla maggioranza di governo: far soldi non è così importante, delle veline poco interessa, no al razzismo, niente bigotteria nelle relazioni sessuali (qualche pregiudizio residuo antigay), consolidati certi diritti civili, come aborto, obiezione di coscienza, la stessa eutanasia, anche se in misura inferiore.
Si informano Inaspettatamente si informano più di quanto si potesse supporre sulla stampa nazionale diciamo di centro, centro sn. moderato (Repubblica ;Messaggero ), vedono i tgrai e dei canali mediaset il tg5.
Ancora in in famiglia Vivono anche dopo i trenta in famiglia che rimane un punto di ancoraggio e una prospettiva per il proprio futuro, sia per gli uomini che per le donne, anche se sposare e far figli è una decisione che viene rinviata sempre un poco più in là (sono per la maggioranza celibi /nubili). Quando la famiglia d'origine è economicamente solida, questo aiuta se mai a trovare un lavoro, ma non spinge a slanci progettuali. Una parte frequenta un corso di studi universitario che probabilmente non finirà.
I valori: apprezzano l'onestà, sono disposti a pagare le tasse, rispettano la proprietà e non sognano destini avventurosi. La tranquillità è un valore anche per quelli che vogliono fare l'attore, il musicista.


Si è cercato di cogliere nel campione la massima rappresentatività considerando segmenti differenziati e significativi della società civile per la fascia giovane di Roma, città terziarizzata con un'identità debole, di gruppi diversi giustapposti che non paiono ancora pronti a creative contaminazioni.
Sul piano delle tendenze ideologiche le rappresentano un po' tutte, dalla sinistra alla destra, su quest' ultimi si possono fare osservazioni che li omologano alla media del campione piuttosto che differenziarli ,a parte qualche affermazione razzista, di adesione a slogan obbligati più che pronunciati per intima convinzione.
Quelli che si dichiarano di estrema sinistra esprimono una maggior frustrazione e disorientamento progettuale, a causa delle aspettative più alte, anche in relazione alla scolarità medio-alta e a certe rigidità da appartenenza "antagonista".

Per concludere, abbiamo plurime identità abbastanza omogenee tra loro eppure atomizzate nel proprio particolare, dove le timide volontà di aggregazione non riescono a trovare una o più cornici che costruiscano un tessuto reticolare di legami sociali.


DATI SU CUI RIFLETTERE

1. POLITICA; verso la politica pollice verso. C'è disaffezione per coloro che fanno la politica di mestiere nei partiti organizzati. Questi politici non piacciono. Di loro non si fidano, nemmeno i pochi sindacalizzati.
2. SCUOLA; altro pollice verso. Mai la scuola viene indicata come agente formativo forte; se si è soddisfatti, e lo si è raramente, del proprio livello culturale, se ne attribuisce il merito a se stessi. La scuola viene citata talvolta per attribuirle la responsabilità dello stato di insoddisfazione
3. CULTURA; viene espressa quasi unanimamente una DOMANDA-pensate !-di CULTURA prima ancora che di lavoro, di formazione, di aggregazione.
4. MUNICIPIO; sulla politica locale, per questo Municipio in specie, ci sono altri dati interessanti. Se ci sono iniziative sono poco conosciute. Il Bilancio partecipato: chi è costui? Nessun lo sa. Anche chi abita nell'XI municipio.

5. LE PROPOSTE DEI GIOVANI PER IL GOVERNO LOCALE


Molte sono le proposte che fanno al governo locale e tutte assai ragionevoli

-> Partecipazione
Anche senza citarle per esteso, dichiarano un bisogno di partecipazione attiva sulla base della certezza del diritto di cittadinanza. Si chiede al governo locale di vicariare il vuoto di iniziative del governo centrale. In tal senso i Partiti ne sono corresponsabili e anche questo aggrava la crisi di rappresentanza.
-> Più occasioni formative
Mai chiedono "feste"- cui pare che i Municipi, tutti, nelle loro programmazioni, siano tanto affezionati ( i giovani, pensiamo, saprebbero organizzarsele benissimo da soli, a loro talento). Invece chiedono luoghi e occasioni per incontrarsi abitualmente e coltivarsi attivamente, non come fruitori soltanto: parlano di musica, di far musica, di teatro, di cinema, di strutture associative a cominciare dalla prima infanzia

Non hanno più voglia di esseri soli, annoiati e ignoranti.

Perché possano e possiamo ritrovare l'affezione alla VERA POLITICA, è necessario raccogliere questa richiesta di PARTECIPAZIONE, cosa che chi scrive vuole e, nelle intenzioni di molti, dovrebbe essere lo scopo di questo incontro di oggi nel Municipio XI.

Bisogna rimboccarsi le maniche da subito, ricominciando da qui.

3) ASPETTI ECONOMICI RETRIBUZIONI E POTERE D'ACQUISTO

La situazione di precarietà e stagnazione del mercato del lavoro
e lo scenario politico-economico di grave crisi si riflette nell'esistenza di ognuno degli intervistati ed è trasversale rispetto al campione, per sesso, età, appartenza, formazione culturale. Il salario rappresenta una variabile fondamentale per definire le condizioni materiali di vita delle persone intervistate. Il suo livello per la maggioranza degli intervistati si colloca tra 1 milione delle vecchie lire e 2 milioni mese ( si potrebbe considerare una media di 1,6 milioni mese).

RETRIBUZIONI MENSILI NETTE

guadagno mensile netto
condizione attuale
dipendente indipendente
sotto 520 euro 17,0%  
tra 521 e 1040 euro 66,7% 33,3%
oltre 1040 euro 16,3% 66,7%
  100,0%  

RETRIBUZIONI MENSILI NETTE PER TEMPO DI LAVORO

guadagno mensile netto tempo pieno tempo parziale saltuario TOT
sotto 520 euro 3,2% 40,8% 75,0% 15,2%
tra 521 e 1040 euro 52,8% 59,2% 25,0% 53,9%
oltre 1040 euro 44,0%     30,9%
  100,0% 100,0% 100,0% 100,0%

RETRIBUZIONI MENSILI NETTE PER DIMENSIONE AZIENDALE

guadagno mensile netto
dimensione aziendale
  fino 15 oltre 15
sotto 520 euro 86,4% 13,6%
tra 521 e 1040 euro 24,2% 75,8%
oltre 1040 euro 43,6% 56,4%
  38,7% 61,3%

SITUAZIONE ECONOMICA FAMIGLIA ORIGINE

 

situazione economica famiglia origine
disagiata 3,9%
discreta 48,6%
buona 40,8%
ottima 1,8%
non rispondo 4,9%
  100,0%

Tale livello medio, in una città dove un affitto può rappresentare anche il 70-90% di quel salario, certamente non consente una piena autonomia. Anche per questo si vive in larga misura in famiglia (per gli occupati la quota di che vive in famiglia si aggira intorno al 60%). Il vivere in famiglia ( la cui situazione economica in appena il 2% dei casi viene indicata come ottima) consente di risparmiare sulle spese che incidono maggiormente sul modesto reddito in particolare quelle per l'abitazione. Peraltro nel prossimo futuro il potere d'acquisto delle retribuzioni potrebbe subire una ulteriore diminuzione grazie all'aumento, imprevisto nella sua entità, dell'inflazione .

Questo 3° intervento dell Ares2000 affronta una lettura politica dell'inflazione


INFLAZIONE E POTERE DEI CITTADINI CONSUMATORI

L'inflazione, ovvero l'aumento del costo dei beni e dei servizi acquistati dalle famiglie, incide in modo diretto non solo sulle condizioni di vita, ma anche sulle opportunità di scelta dei cittadini, che sono evidentemente limitate dal cosiddetto potere d'acquisto della moneta in loro possesso. Si potrebbe anzi affermare che l'inflazione misura il potere contrattuale delle famiglie nei confronti delle imprese e dello stato.
Di questo aspetto deve dunque tener conto qualsiasi tentativo di redistribuzione del reddito e del potere, in senso lato, attuata, in particolare, mediante la contrattazione collettiva, la tassazione, il decentramento. Sarebbe illusorio, infatti, affidare il compito di salvaguardare, e possibilmente aumentare, il potere d'acquisto delle fasce deboli ad un negoziato limitato al valore monetario dei salari e delle pensioni. Qualsiasi aumento può essere infatti facilmente annullato da una corrispondente crescita dei prezzi.


INFLAZIONE E RIDUZIONE DEL LIVELLO DI VITA

L'impatto della crescita dei prezzi sul livello di vita dei cittadini a reddito fisso può essere compreso meglio se si fa riferimento ad una famiglia che può contare solo su un reddito fisso che le consente a mala pena di soddisfare i propri bisogni. Ciò consente, tra l'altro, di dare il giusto valore alle cifre sull'inflazione snocciolate ogni mese dall'ISTAT. Nel grafico successivo, il tasso di inflazione è stato quindi "tradotto" in termini di giornate di consumo alle quali una simile famiglia ha dovuto rinunciare dal 1991 ad oggi. Come si vede, fino alla metà degli anni novanta l'inflazione, pur rimanendo tra il 4 e il 7%, era comunque in grado di tagliare da 15 a 20 giorni di consumi ogni anno. A partire da metà del 1996, quasi in coincidenza con il varo del governo Prodi, il tasso di inflazione si è stabilizzato tra il 2 e il 3%. Ma anche in condizioni così favorevoli, la nostra sfortunata famiglia a reddito fisso deve ancora rinunciare a consumare per 5-10 giorni l'anno.

INFLAZIONE E CONCERTAZIONE

L'abbattimento dell'inflazione nel corso degli anni novanta è anche figlio del discusso metodo della concertazione tra le parti sociali, fondato sulla fissazione della cosiddetta inflazione programmata. Attraverso questo strumento, le imprese e lo stato, cioè i fornitori di beni e servizi, si impegnano a contenere i rincari entro una determinata soglia, che è la stessa presa come riferimento per le richieste salariali. In tal modo, i sindacati sono messi in grado di contrattare il potere d'acquisto reale dei lavoratori, e non solo il salario nominale. Eventuali divergenze tra inflazione programmata ed effettiva sono poi compensate alla fine del periodo oggetto dei contratti collettivi sottoscritti dalle parti. Da parte sua, lo stato garantisce che il prelievo fiscale non sia superiore al tasso di inflazione programmato, in modo da non incidere sul potere d'acquisto di imprese, lavoratori e pensionati. Come è noto, la concertazione non è sempre stata in grado di conseguire questi obiettivi, ma ha comunque consentito di abbattere il tasso di inflazione, ovvero la riduzione del potere d'acquisto reale dei cittadini o, se si preferisce, il numero delle giornate di consumo perse da una famiglia a reddito fisso.


EURO E INFLAZIONE

La riduzione del tasso di inflazione nel corso degli anni novanta è anche il risultato dell'adesione all'unione monetaria europea, che ha garantito una maggiore stabilità del potere d'acquisto internazionale della lira. Ciò ha consentito al nostro paese di importare merci a prezzi relativamente più bassi, a vantaggio del potere d'acquisto reale delle famiglie e delle imprese.
Nonostante ciò, nell'ultimo anno il ruolo positivo svolto dalla politica monetaria comune europea è stato messo in discussione in relazione al presunto impatto inflazionistico dell'introduzione dell'euro. Non si può negare che il passaggio alla nuova moneta abbia favorito arrotondamenti e rincari ingiustificati, ma il legame tra questi comportamenti e l'introduzione dell'euro è del tutto discutibile. Lo prova un esame, anche superficiale, dei settori dove si sono verificati gli aumenti più consistenti, indicati nella successiva tabella. In primo luogo, tra i prodotti con i maggiori rincari figurano la frutta e la verdura, che hanno risentito del cattivo tempo e delle "normali" speculazioni che si innescano in questi casi e che evidentemente hanno poco a che vedere con l'euro. Inoltre si può verificare che molti dei beni e servizi che sono aumentati di più da gennaio ad oggi sono proprio gli stessi che avevano fatto registrare gli aumenti più consistenti nel corso del 2001, cioè ben prima dell'introduzione dell'euro. Ciò dimostra che questi comparti erano portatori di una maggiore "carica" inflazionistica, a prescindere dal passaggio dalla lira all'euro. Come se non bastasse, i prezzi unitari di questi prodotti sono generalmente piuttosto elevati, e quindi l'impatto di eventuali arrotondamenti all'insù non avrebbe comunque avuto un effetto significativo sulla variazione percentuale del rispettivo costo.
Nonostante queste evidenze, molti commentatori hanno continuato ad addossare all'euro la responsabilità della ripresa dell'inflazione, che è invece dovuta quasi esclusivamente a fattori interni, come la scarsa concorrenza su molti mercati (assicurazioni, trasporti, turismo, servizi medici, ecc.), cioè, in ultima analisi, ad uno squilibrio tra il potere di mercato di alcune imprese e quello dei consumatori. D'altra parte è comprensibile la tentazione della classe dirigente di scaricare la responsabilità dell'inflazione su un fattore esterno, come l'euro, piuttosto che sui propri errori.

INFLAZIONE ED INEFFICIENZE DEL SISTEMA PAESE

Nella misura in cui l'inflazione rappresenta un indicatore delle distorsioni del mercato e dell'inefficienza del sistema economico, la crescita dei prezzi in Italia può essere valutata correttamente solo se la si paragona con quella registrata nel resto dell'Europa. Il grafico che segue consente di valutare, seppure in primissima approssimazione, come il sistema italia ha reagito dagli anni novanta in poi agli stessi impulsi inflazionistici che hanno colpito gli altri paesi europei, come le fluttuazioni del prezzo del petrolio e delle materie prime. Se l'efficienza del sistema dipende, in qualche modo, dalla qualità della sua classe dirigente, questo semplice grafico consente dunque di dare una "pagella" ai governi che si sono succeduti in questi anni, ma anche alle parti sociali che si sono trovate di fronte.

DALLA CRISI VALUTARIA AL RISANAMENTO

Come si vede, fino al 1994 il differenziale di inflazione dell'Italia rispetto alla media europea si era mantenuto sostanzialmente costante, oscillando attorno ai 2 punti percentuali. In altri termini, a parità di altre condizioni (dinamica dei prezzi internazionali, ecc.), il nostro sistema produttivo e politico tendeva a generare più inflazione degli altri. lo svantaggio relativo dell'Italia è rimasto comunque quasi costante, perfino durante la crisi valutaria del 1992-93, quando la lira perse quasi un quarto del proprio valore in pochi mesi. In altri termini, le classi dirigenti che hanno governato le nostre imprese e il nostro stato dal 1990 al 1994, sono riuscite a non peggiorare troppo la nostra posizione competitiva sul piano internazionale anche in condizioni molto più difficili di quelle in cui si trovavano i nostri partner europei. Di questo va dato atto, in particolare ai governi presieduti da Amato e Ciampi, ma anche al senso di responsabilità delle parti sociali.

LA SECONDA CRISI VALUTARIA E L'INGRESSO IN EUROPA

Sul finire del 1994, ossia proprio durante gli ultimi mesi del primo governo Berlusconi, l'inflazione italiana comincia a crescere molto più rapidamente di quella europea. Sono gli anni drammatici della seconda svalutazione della lira (dell'ordine del 15%), dopo quella del 1992-93, e della crisi della finanza pubblica, ma anche di una profonda crisi politica e istituzionale. Il successivo governo tecnico, presieduto da Dini, riesce ad invertire la tendenza, ed a riportare l'inflazione italiana più vicina a quella europea, ricorrendo anche ad operazioni discutibili, come la riforma delle pensioni, l'inasprimento della pressione fiscale, i tagli alla spesa pubblica.
I frutti dei sacrifici imposti durante il governo Dini sono colti, e portati a compimento, dal governo Prodi che, a luglio del 1997, riesce a portare per la prima volta l'inflazione italiana a livello di quella europea, se non al di sotto. In realtà, si trattò di un successo di breve durata, in gran parte dovuto alla favorevolissima congiuntura internazionale. In ogni caso, dopo il 1997, lo svantaggio competitivo del sistema Italia in termini di inflazione non ha più superato il punto percentuale e si è andato progressivamente riducendo nel corso dei successivi governi D'Alema e Amato e durante i primi mesi del secondo governo Berlusconi.

ATTUALI LINEE DI TENDENZA

Probabilmente è troppo presto per analizzare le conseguenze sulla competitivita' dell'Italia della politica economica dell'attuale governo. Tuttavia, non si può fare a meno di notare che in Italia i prezzi hanno ricominciato a crescere più velocemente che in Europa, nonostante la stabilità monetaria assicurata dall'euro e l'assoluta mancanza di pressioni sul lato della domanda. Ovviamente la responsabilità di una simile accelerazione non può essere attribuita agli effetti dell'introduzione dell'euro, visto che questa ha coinvolto tutti gli altri paesi dell'Unione Europea (eccettuati Gran Bretagna, Danimarca e Svezia). E' probabile, invece, che l'attuale classe dirigente, sia nella sua componente politica, sia in quella imprenditoriale e sindacale, non sia stata in grado di migliorare la competitivita' del sistema paese, in linea con quanto sta avvenendo in altre nazioni. Lo testimonia, in particolare, la caduta verticale della produttivita' delle imprese italiane, che nei primi 6 mesi del 2002 è scesa del 2% rispetto ad un anno fa nell'industria e dell'1,6% nei servizi. In queste condizioni, c'è il rischio che si verifichi una nuova ripresa dell'inflazione, come quella del 1995, che riportò ai massimi storici il distacco tra la crescita dei prezzi italiani e quelli europei.


UNA PROPOSTA DI LOTTA PER UN 'INFLAZIONE PARTECIPATA

Se è vero che l'inflazione riflette una riduzione del potere contrattuale dei consumatori nei confronti delle imprese, allora è bene che i cittadini/consumatori facciano sentire la propria voce. Oltre un secolo fa, un grande economista, per esaltare la natura democratica del mercato, disse che i consumatori votano ogni volta che scelgono un prodotto al posto di un altro. se è così, è arrivato il momento di votare contro chi la provoca l'inflazione, boicottando i prodotti, i marchi e le imprese che aumentano eccessivamente i prezzi. in fondo, si tratta solo di dare voce ed un prospettiva politica ai comportamenti individuali e spontanei dei consumatori, collegandoli agli scioperi dei consumi ed alle altre iniziative che si stanno moltiplicando su questo fronte. Potrebbe essere anche l'occasione per ritrovare il gusto di ritrovarsi e di lavorare insieme su un nuovo fronte di lotta.

I PRODOTTI CON I MAGGIORI RINCARI

  2001 2002
Assicurazioni 10.7 12.9
Ortaggi 6.1 11.9
Trasporti navali 5.4 10.1
Frutta
5.0 8.9
Trasporti aerei 2.9 8.1
Servizi bancari
7.3 6.8
Altri servizi ricreativi 11.7 6.3
Giornali e riviste 1.9 6.2
Stabilimenti balneari 5.5 6.1
Istruzione secondaria 4.0 5.8
Istruzione primaria 4.0 5.6
Alberghi 5.5 5.2
Pacchetti vacanza 2.8 5.0
Riparazione calzature 4.6 4.8
Dentisti 2.9 4.7
Servizi ricreativi e cultura
4.6 4.5
Mense 1.5 4.4
Servizi medici 3.2 4.3
Istruzione universitaria
6.6 4.2
Calzature ed altri articoli
4.5 4.1
Pubblici esercizi 3.6 4.1
Pesci e prodotti ittici
5.0 4.1
Palestre e centri sportivi 3.4 4.0
INFLAZIONE MEDIA 2.7 2.4