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V. Cristoforo
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06-5131400
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La scorsa settimana l’Ares 2000 ha diffuso alcune cifre relative
alla produttività ed ai costi
sociali del lavoro immigrato che hanno suscitato un diffuso interesse
della stampa. I dati si riferivano alla ricchezza prodotta(3,2% del PIL),
al lavoro sommerso(25.000 miliardi di evasione in 5 anni), agli infortuni
(circa 300.000), alla spesa per gli alloggi(12.000 miliardi) ecc.
Ebbene, quelle cifre possono anche farci riflettere sull’anomalia
di una società multietnica, dove soltanto ad una etnia è
riservato il diritto di elettorato attivo e passivo, essendo le altre finora
utilizzate come forza-lavoro priva di una reale soggettività politica.
In base a dei cavilli costituzionali – peraltro facilmente superati
in altri paesi europei- agli stranieri residenti in Italia da più
di 5 anni non è stato concesso neanche il voto amministrativo, rendendo
forse giustificate le accuse che da più parti vengono rivolte all’Italia
di essere un paese a democrazia incompiuta.
In questo nuovo rapporto vi diciamo quanti sono gli esclusi dal voto e perché.
Pubblichiamo inoltre i risultati di due sondaggi : il primo su di
un campione di italiani che si è pronunciato sulla opportunità
o meno di concedere il voto agli stranieri residenti, il secondo su di
un campione significativo di filippini, nordafricani e indiani, che si
è espresso sui personaggi politici italiani più popolari
o meno graditi, nonché sulle cose prioritarie da realizzare per
favorire la loro integrazione.
PERCHE’ IN ITALIA ANCORA NO ?
Il 25 settembre 1997 un emendamento, contenente un’ obiezione di incostituzionalità, ha bocciato il diritto di voto per gli immigrati a livello locale, previsto dal disegno di legge sulla disciplina dell’immigrazione (T.U. D.L. n.286 del 25.7.98).La norma stralciata (art.38) prevedeva l’estensione del voto amministrativo agli immigrati titolari di carta di soggiorno (prevista dopo un soggiorno di almeno 5 anni).A seguito di tale stralcio fu presentato dal Governo apposito disegno di legge di revisione dell’art.48 della Costituzione per riconoscere allo straniero il diritto di voto nelle elezioni comunali. Il disegno di legge è rimasto finora lettera morta.
La preclusione di una tale partecipazione al voto configura di per sé una privazione, una esclusione forte dalla comunità, e di conseguenza un venir meno di quelle condizioni che sono indispensabili per l’integrità della persona. Senza partecipazione politica, l’individuo non può percepirsi nel pieno delle proprie facoltà e dei propri diritti.
| PAESE |
|
|
|
| Danimarca |
3 anni residenza
|
Comunali
|
1981
|
| Finlandia |
2 anni residenza
|
Comunali
|
1981
|
| Irlanda |
6 mesi residenza
|
Comunali
|
1963
|
| Norvegia |
3 anni residenza
|
Comunali e prov.
|
1982
|
| Olanda |
5 anni residenza
|
Comunali
|
1985
|
| Portogallo |
5 anni residenza
(solo ex colonie con reciprocità)
|
Comunali
|
1971
|
| Regno Unito |
Irlanda e Commonwealth
|
Tutte
|
|
| Spagna |
Reciprocità
|
Comunali
|
1985
|
| Svezia |
3 anni residenza
|
Comunali, regionali referendum
|
1975
|
QUANTI I POTENZIALI ELETTORI?
L’Italia è un paese di immigrazione stabile, di persone cioè
che vogliono fare dell’Italia il loro secondo paese, che vogliono lavorarci,
vivere e farvi crescere i loro figli.
Il numero di presenze nel nostro paese di cittadini immigrati da almeno
5 anni (ai quali potrebbe essere concesso il voto) è di 421.723,
mentre quello di immigrati residenti da oltre 10 anni è di 262.836.
( fonte Caritas)
I dati effettivi sono da stimare superiori a quelli registrati in quanto
i minori, solo in minima parte, hanno una posizione autonoma presso l’archivio
del Ministero dell’Interno.
Nel 1999 rispetto al 1998 si è assistito ad una crescita sostenuta
pari al 28,8% del numero degli immigrati residenti da più di 5 anni.
Con lo stesso ritmo di crescita si può prevedere che da qui a dieci
anni vi saranno circa 1.500.000 immigrati con potenziale diritto di voto.
Ai primi 10 posti della graduatoria dei paesi di più antica
immigrazione in Italia troviamo Marocco e Tunisia per il Nord Africa, Senegal
per l’Africa Subsahariana e Filippine per l’Estremo Oriente.
Tra i paesi della nuova immigrazione vi sono quelli dell’Europa dell’Est.
VOTO ANCORATO AL REDDITO?
Occorre peraltro rilevare come il numero dei potenziali elettori (residenti
in Italia da almeno 5 anni) potrebbe non corrispondere al numero di coloro
che effettivamente acquisiscano il diritto effettivo di voto. Se infatti
il voto venisse condizionato al possesso della "carta di soggiorno",
gli immigrati per poter votare dovrebbero anche dimostrare di possedere
il requisito del reddito sufficiente al mantenimento proprio e della famiglia,
requisito al quale finora è stata subordinata la concessione della
carta di soggiorno.
In base all’art.7 della legge 6 marzo 1998 n.40, lo straniero regolarmente
soggiornante nel territorio dello Stato da almeno 5 anni, titolare di un
permesso di soggiorno per un motivo che consente un numero indeterminato
di rinnovi, il quale dimostri di avere un reddito sufficiente per il sostentamento
proprio e dei familiari, può richiedere al questore il rilascio
della CARTA DI SOGGIORNO per sé, per il coniuge e per i figli minori
conviventi. La carta di soggiorno è a tempo indeterminato.
Il titolare della carta di soggiorno può: a) fare ingresso nel
territorio dello Stato in esenzione di visto; b)svolgere nel territorio
dello Stato ogni attività lecita; c) accedere ai servizi ed alle
prestazioni erogate dalla pubblica amministrazione, salvo che sia diversamente
disposto; d)partecipare alla vita pubblica locale, esercitando anche l’elettorato
quando previsto dall’Ordinamento, e in armonia con le previsioni del capitolo
C della Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica
a livello locale, fatta a Strasburgo il 5 febbraio 1992.
FAVOREVOLE AL VOTO LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI
La democrazia come regime politico si propone di massimizzare
due dimensioni: l’integrità personale degli individui da un lato,
e un’interazione sociale positiva , basata sul riconoscimento e sul rispetto
reciproco, dall’altro. Il fatto che una componente cospicua della classe
lavoratrice non voti, non può che essere in contraddizione con i
principi cardine di un tale sistema. In tutti i paesi europei infatti gli
stranieri rappresentano percentuali consistenti della forza lavoro(più
del 10% in Austria e Germania, il 5% in Svezia, il 2% in Italia), percentuali
che sono in costante crescita.
"L’estensione del diritto di voto amministrativo agli immigrati appare
pertanto come una riforma necessaria per porre le basi di politiche di
integrazione certe, nel senso di una democrazia reale, e non più
irrealisticamente vincolata al pregiudizio dell’appartenenza nazionale"
(cfr. Giovanna Zincone: Primo Rapporto sull’integrazione degli
immigrati in Italia)
Da una maxiricerca su immigrati e diritti di cittadinanza in Europa,
che la Fondazione Nord-Est di Venezia ha condotto in otto paesi del vecchio
Continente, è emerso che nella UE gli italiani sono quelli che più
di altri pensano che gli immigrati siano una minaccia per l’ordine pubblico
e la sicurezza delle persone(il 42,8% degli intervistati) Dalla stessa
ricerca risulta peraltro sorprendentemente che il 76,7%, degli italiani
è favorevole al voto degli immigrati nelle elezioni amministrative.
L’orientamento dei nostri connazionali appare quindi più aperturista
della media. Le diffidenze nei confronti dei nuovi vicini vengono esorcizzate,
chiedendo che essi si adeguino alle norme ed ai valori locali.
L’indagine della fondazione Nord Est ha trovato conferma in un sondaggio
che l’ Ares ha effettuato su di un campione significativo di italiani i
cui risultati sono condensati nella tabella seguente.
|
|
|||
|
maschi
|
femmine
|
totale
|
|
| Favorevoli soltanto voto amministrativo |
28,1
|
30,7
|
29,7
|
| Favorevoli voto a tutte le elezioni |
17,6
|
20,5
|
19,3
|
| Favorevoli voto solo a condizione di reciprocità |
9,0
|
12,0
|
10,8
|
| Contrari in modo assoluto |
29,3
|
14,4
|
20,4
|
| Non so |
16,0
|
22,4
|
19,8
|
| Totale |
100,0
|
100,0
|
100,0
|
Abbiamo chiesto ad un numero significativo di immigrati residenti in
Italia e provenienti dalle Filippine, dal Nord Africa e da India-Bangladesh,
di compilare un questionario sulla partecipazione, sul lavoro, sul voto
amministrativo e sulle simpatie o antipatie per i personaggi politici italiani.
I tre gruppi, filippini, nordafricani, indiani sono stati scelti soprattutto
per la loro visibilità numerica e partecipativa (rispetto all’associazionismo
organizzato e alle aspettative dichiarate di integrazione). Nessuno ha
rifiutato di compilare il questionario. Quasi tutti hanno mostrato soddisfazione
e piacere di poter esprimere un proprio voto, anche se virtuale.
La numerosità campionaria è stata di 800 immigrati
suddivisi per grandi gruppi etnici e distribuiti in tutto il territorio
nazionale: circa 280 filippini, 290 nord africani e 230 provenienti dal
continente indiano.
Ed ecco i risultati più rilevanti:
Per quanto riguarda il percorso della cosidetta partecipazione politica intermedia (espressione di impegno e rappresentanza attraverso associazioni od organi consultivi), il sondaggio rivela che l’iscrizione ad associazioni di immigrati o per immigrati è molto alta (61,8%), mentre appare molto scarsa la condivisione e la stessa conoscenza per quanto concerne ad esempio gli organismi consultivi istituzionali (il 71,9% dichiara di non conoscere affatto la "Consulta Nazionale per i problemi dei lavoratori non comunitari e delle loro famiglie"). Per quanto riguarda i servizi ricevuti dalle associazioni, nelle risposte prevale la modalità nessuno (41%) seguita da servizi legali (34,8%) e servizi assistenziali (18%).
Partecipazione ad associazioni
|
Filippini
|
Nord africa
|
india
|
Totale
|
|
|
|
53,2%
|
44,4%
|
92,5%
|
61,8%
|
|
|
46,8%
|
55,6%
|
7,5%
|
38,2%
|
|
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|
Servizi usufruiti
|
Filippini
|
Nord africa
|
india
|
Totale
|
|
| Nessuno |
62,9%
|
44,4%
|
11,3%
|
41,0%
|
| Legali |
12,9%
|
20,6%
|
77,4%
|
34,8%
|
| Assistenziali |
19,4%
|
23,8%
|
9,4%
|
18,0%
|
| Altro |
4,8%
|
11,1%
|
1,9%
|
6,2%
|
| Totale |
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|
|
|
|
|
|
|
| Si |
14,5%
|
41,3%
|
28,3%
|
28,1%
|
| No |
85,5%
|
58,7%
|
71,7%
|
71,9%
|
b) La politica italiana
Sono state rivolte ai migranti alcune domande sulla percezione della politica italiana e dei suoi attuali leaders e sulle priorità di un programma politico amministrativo che tenga conto delle loro esigenze
Grado di informazione sulla politica italiana
|
Filippini
|
Nord Africa
|
India
|
|
|
| Scarso |
67,7%
|
63,5%
|
92,3%
|
73,4%
|
| Sufficiente |
32,3%
|
33,3%
|
5,8%
|
24,9%
|
| Buono |
3,2%
|
1,9%
|
1,7%
|
|
| Totale |
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|
100%
|
Personaggio politico più popolare
|
|
|
|
|
|
| Rutelli |
56,1%
|
14,3%
|
24,5%
|
32,6%
|
| Bertinotti |
9,5%
|
41,5%
|
15,7%
|
|
| Berlusconi |
31,9%
|
7,9%
|
14,6%
|
|
| D'alema |
6,5%
|
14,3%
|
13,2%
|
11,2%
|
| Livia turco |
7,9%
|
2,8%
|
||
| Bonino |
1,6%
|
,6%
|
||
| Veltroni |
6,3%
|
2,2%
|
||
| Altro |
1,6%
|
6,9%
|
6,8%
|
4,7%
|
| Nessuno |
4,1%
|
31,2%
|
14,1%
|
15,5%
|
| Totale |
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|

Grande successo quindi di Rutelli tra i filippini (56,1%), che però non disdegnano in certa misura nemmeno Berlusconi (31,9), tra i nordafricani prevale lo scetticismo (31,2%) e vi è parità tra Rutelli e D’Alema (14,3%). Trionfo di Bertinotti tra gli indiani (41,5%) con schiacciante vittoria della sinistra (78%). A destra potrebbero però giustificare lo scarso gradimento facendo rilevare il basso livello di informazione sulla politica italiana dichiarato dagli intervistati (73,4% e addirittura con punte del 92,3% da parte degli indiani)
Personaggio politico meno gradito
|
|
|
|
|
|
| Bossi |
43,5%
|
49,2%
|
50,9%
|
47,8%
|
| Berlusconi |
19,4%
|
15,9%
|
18,9%
|
18,0%
|
| Fini |
11,3%
|
4,8%
|
5,7%
|
7,3%
|
| Di pietro |
19,4%
|
1,6%
|
7,3%
|
|
| Rutelli |
4,8%
|
1,7%
|
||
| D'alema |
1,6%
|
1,6%
|
1,1%
|
|
| Altro |
27,0%
|
24,5%
|
16,9%
|
|
| Totale |
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|
Bossi si guadagna naturalmente la palma del personaggio meno gradito con punte del 51% in ambiente indiano. Tra i Filippini Bossi è un po’ meno sgradito (43,5%) , in quanto risente della concorrenza di Berlusconi (19,4%) ed anche, se pure a grande distanza, di Rutelli (4,8%). Tra i personaggi sgraditi fanno la loro comparsa anche Di Pietro e Fini che guadagnano il 7,3% a testa.
I punti irrinunciabili di un programma politico amministrativo
semplificazione burocratica 30,1
edilizia popolare 28,7
regolarizzazione lavoro 14,1
corsi lingue e agg. prof. 12,7
facilitazione accesso sanità 12,4
altro 2,0
-----
Totale risposte 100,0

|
|
|
|
|
|
| Centro sinistra |
48,3%
|
52,4%
|
37,7%
|
46,6%
|
| Rifondazione |
1,7%
|
6,3%
|
41,5%
|
15,5%
|
| Destra |
15,5%
|
1,6%
|
3,8%
|
6,9%
|
| Nessuno |
34,5%
|
39,7%
|
17,0%
|
31,0%
|
| totale |
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|
100,0%
|
Dal nostro sondaggio è la sinistra italiana quella che emerge come interlocutore preferenziale dei lavoratori emigrati, ad avere la maggiore responsabilità rispetto alle loro aspettative. Servirà infatti lo sviluppo di una politica coerente e globalmente attenta alla complessità dei problemi che questi vanno ponendole, e le risposte andranno cercate innanzitutto a livello di scelta culturale complessiva e non solo di gestione dell'ordine e del compromesso sociale.
Il discorso rispetto al diritto al voto amministrativo si accompagna a quello del diritto di poter accedere ai servizi essenziali.
E i servizi di importanza basilare, secondo i risultati del sondaggio, sono la semplificazione amministrativa ed un piano di edilizia popolare. Gli immigrati in Italia devono infatti lottare ogni giorno contro due mostri: quello burocratico che nega o ritarda la concessione dei permessi costringendoli ad una vita in clandestinità, e quello del mercato immobiliare che non offre case agli stranieri se non a prezzi astronomici e in nero, costringendoli alla continua ricerca di tetti di fortuna o ad unirsi all’esercito dei "senza fissa dimora".
Né va sottovalutata la scarsa conoscenza della politica italiana
che emerge dal sondaggio, e il dato del disorientamento che accomuna gli
stranieri agli italiani rispetto alle politiche dei diversi schieramenti
(circa il 30% ) , disorientamento che nel caso specifico potrebbe essere
considerato come un paradossale dato positivo. E’ infatti un dato che conferma
la "normalità" degli immigrati e la loro progressiva integrazione
nel panorama italiano.