Ares 2000 onlus
 
V. Cristoforo Colombo, 322 - Roma
Telefax 06-5131400
 
mail@ares2000.net
 
Il colore della democrazia - Immigrazione, produzione e partecipazione politica
 
Producono il 3,2% del PIL ( 70.000 miliardi )
 
MA IL 13 MAGGIO NON VOTERANNO

 
La scorsa settimana l’Ares 2000 ha diffuso alcune cifre relative alla produttività ed ai costi sociali del lavoro immigrato che hanno suscitato un diffuso interesse della stampa. I dati si riferivano alla ricchezza prodotta(3,2% del PIL), al lavoro sommerso(25.000 miliardi di evasione in 5 anni), agli infortuni (circa 300.000), alla spesa per gli alloggi(12.000 miliardi) ecc.
Ebbene, quelle cifre possono anche farci riflettere sull’anomalia di una società multietnica, dove soltanto ad una etnia è riservato il diritto di elettorato attivo e passivo, essendo le altre finora utilizzate come forza-lavoro priva di una reale soggettività politica.
In base a dei cavilli costituzionali – peraltro facilmente superati in altri paesi europei- agli stranieri residenti in Italia da più di 5 anni non è stato concesso neanche il voto amministrativo, rendendo forse giustificate le accuse che da più parti vengono rivolte all’Italia di essere un paese a democrazia incompiuta.

In questo nuovo rapporto vi diciamo quanti sono gli esclusi dal voto e perché.

Pubblichiamo inoltre i risultati di due sondaggi : il primo su di un campione di italiani che si è pronunciato sulla opportunità o meno di concedere il voto agli stranieri residenti, il secondo su di un campione significativo di filippini, nordafricani e indiani, che si è espresso sui personaggi politici italiani più popolari o meno graditi, nonché sulle cose prioritarie da realizzare per favorire la loro integrazione.
 



 
In Gran Bretagna in tutte le elezioni e in Danimarca, Finlandia, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia nelle elezioni comunali o regionali, gli immigrati possono votare,

PERCHE’ IN ITALIA ANCORA NO ?

Il 25 settembre 1997 un emendamento, contenente un’ obiezione di incostituzionalità, ha bocciato il diritto di voto per gli immigrati a livello locale, previsto dal disegno di legge sulla disciplina dell’immigrazione (T.U. D.L. n.286 del 25.7.98).La norma stralciata (art.38) prevedeva l’estensione del voto amministrativo agli immigrati titolari di carta di soggiorno (prevista dopo un soggiorno di almeno 5 anni).A seguito di tale stralcio fu presentato dal Governo apposito disegno di legge di revisione dell’art.48 della Costituzione per riconoscere allo straniero il diritto di voto nelle elezioni comunali. Il disegno di legge è rimasto finora lettera morta.

La preclusione di una tale partecipazione al voto configura di per sé una privazione, una esclusione forte dalla comunità, e di conseguenza un venir meno di quelle condizioni che sono indispensabili per l’integrità della persona. Senza partecipazione politica, l’individuo non può percepirsi nel pieno delle proprie facoltà e dei propri diritti.

 
 Tab.1 EUROPA: DOVE IL VOTO NON E’ NEGATO
 
PAESE
CONDIZIONI
TIPO DI ELEZIONI
DA QUANDO
Danimarca
3 anni residenza
Comunali
1981
Finlandia
2 anni residenza
Comunali
1981
Irlanda
6 mesi residenza
Comunali
1963
Norvegia
3 anni residenza
Comunali e prov.
1982
Olanda
5 anni residenza
Comunali
1985
Portogallo
5 anni residenza
(solo ex colonie con reciprocità)
Comunali
1971
Regno Unito
Irlanda e Commonwealth
Tutte
 
Spagna 
Reciprocità
Comunali
1985
Svezia
3 anni residenza
Comunali, regionali referendum
1975
Fonte: "Guida al pianeta immigrazione" - Ed.-Riuniti

 
QUANTI I POTENZIALI ELETTORI?

L’Italia è un paese di immigrazione stabile, di persone cioè che vogliono fare dell’Italia il loro secondo paese, che vogliono lavorarci, vivere e farvi crescere i loro figli.
Il numero di presenze nel nostro paese di cittadini immigrati da almeno 5 anni (ai quali potrebbe essere concesso il voto) è di 421.723, mentre quello di immigrati residenti da oltre 10 anni è di 262.836. ( fonte Caritas)
I dati effettivi sono da stimare superiori a quelli registrati in quanto i minori, solo in minima parte, hanno una posizione autonoma presso l’archivio del Ministero dell’Interno.
Nel 1999 rispetto al 1998 si è assistito ad una crescita sostenuta pari al 28,8% del numero degli immigrati residenti da più di 5 anni. Con lo stesso ritmo di crescita si può prevedere che da qui a dieci anni vi saranno circa 1.500.000 immigrati con potenziale diritto di voto.
Ai primi 10 posti della graduatoria dei paesi di più antica immigrazione in Italia troviamo Marocco e Tunisia per il Nord Africa, Senegal per l’Africa Subsahariana e Filippine per l’Estremo Oriente.
Tra i paesi della nuova immigrazione vi sono quelli dell’Europa dell’Est.
 
 
VOTO ANCORATO AL REDDITO?

Occorre peraltro rilevare come il numero dei potenziali elettori (residenti in Italia da almeno 5 anni) potrebbe non corrispondere al numero di coloro che effettivamente acquisiscano il diritto effettivo di voto. Se infatti il voto venisse condizionato al possesso della "carta di soggiorno", gli immigrati per poter votare dovrebbero anche dimostrare di possedere il requisito del reddito sufficiente al mantenimento proprio e della famiglia, requisito al quale finora è stata subordinata la concessione della carta di soggiorno.
In base all’art.7 della legge 6 marzo 1998 n.40, lo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato da almeno 5 anni, titolare di un permesso di soggiorno per un motivo che consente un numero indeterminato di rinnovi, il quale dimostri di avere un reddito sufficiente per il sostentamento proprio e dei familiari, può richiedere al questore il rilascio della CARTA DI SOGGIORNO per sé, per il coniuge e per i figli minori conviventi. La carta di soggiorno è a tempo indeterminato.
Il titolare della carta di soggiorno può: a) fare ingresso nel territorio dello Stato in esenzione di visto; b)svolgere nel territorio dello Stato ogni attività lecita; c) accedere ai servizi ed alle prestazioni erogate dalla pubblica amministrazione, salvo che sia diversamente disposto; d)partecipare alla vita pubblica locale, esercitando anche l’elettorato quando previsto dall’Ordinamento, e in armonia con le previsioni del capitolo C della Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, fatta a Strasburgo il 5 febbraio 1992.
 
 
FAVOREVOLE AL VOTO LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI

La democrazia come regime politico si propone di massimizzare due dimensioni: l’integrità personale degli individui da un lato, e un’interazione sociale positiva , basata sul riconoscimento e sul rispetto reciproco, dall’altro. Il fatto che una componente cospicua della classe lavoratrice non voti, non può che essere in contraddizione con i principi cardine di un tale sistema. In tutti i paesi europei infatti gli stranieri rappresentano percentuali consistenti della forza lavoro(più del 10% in Austria e Germania, il 5% in Svezia, il 2% in Italia), percentuali che sono in costante crescita.
"L’estensione del diritto di voto amministrativo agli immigrati appare pertanto come una riforma necessaria per porre le basi di politiche di integrazione certe, nel senso di una democrazia reale, e non più irrealisticamente vincolata al pregiudizio dell’appartenenza nazionale" (cfr. Giovanna Zincone: Primo Rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia)
Da una maxiricerca su immigrati e diritti di cittadinanza in Europa, che la Fondazione Nord-Est di Venezia ha condotto in otto paesi del vecchio Continente, è emerso che nella UE gli italiani sono quelli che più di altri pensano che gli immigrati siano una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone(il 42,8% degli intervistati) Dalla stessa ricerca risulta peraltro sorprendentemente che il 76,7%, degli italiani è favorevole al voto degli immigrati nelle elezioni amministrative. L’orientamento dei nostri connazionali appare quindi più aperturista della media. Le diffidenze nei confronti dei nuovi vicini vengono esorcizzate, chiedendo che essi si adeguino alle norme ed ai valori locali.
L’indagine della fondazione Nord Est ha trovato conferma in un sondaggio che l’ Ares ha effettuato su di un campione significativo di italiani i cui risultati sono condensati nella tabella seguente.

 

Diritto di voto agli immigrati 
maschi
femmine
totale
Favorevoli soltanto voto amministrativo
28,1
30,7
29,7
Favorevoli voto a tutte le elezioni 
17,6
20,5
19,3
Favorevoli voto solo a condizione di reciprocità 
9,0
12,0
10,8
Contrari in modo assoluto 
29,3
14,4
20,4
Non so
16,0
22,4
19,8
Totale
100,0
100,0
100,0
Dati sondaggio Ares
 
 Il 60% si è dunque pronunciato per l’ammissione al voto dei lavoratori stranieri e solo il 20% si è dichiarato assolutamente contrario. Ha trovato il maggiore consenso il voto limitato alle elezioni amministrative(29,7%). Si rileva inoltre come il grado di intolleranza sia più accentuato tra i maschi.

  


L’INDAGINE SUL CAMPO
 
Li abbiamo fatti votare lo stesso

Abbiamo chiesto ad un numero significativo di immigrati residenti in Italia e provenienti dalle Filippine, dal Nord Africa e da India-Bangladesh, di compilare un questionario sulla partecipazione, sul lavoro, sul voto amministrativo e sulle simpatie o antipatie per i personaggi politici italiani.
I tre gruppi, filippini, nordafricani, indiani sono stati scelti soprattutto per la loro visibilità numerica e partecipativa (rispetto all’associazionismo organizzato e alle aspettative dichiarate di integrazione). Nessuno ha rifiutato di compilare il questionario. Quasi tutti hanno mostrato soddisfazione e piacere di poter esprimere un proprio voto, anche se virtuale.
La numerosità campionaria è stata di 800 immigrati suddivisi per grandi gruppi etnici e distribuiti in tutto il territorio nazionale: circa 280 filippini, 290 nord africani e 230 provenienti dal continente indiano.
 

Ed ecco i risultati più rilevanti:

 
a)Partecipazione alla vita associativa

Per quanto riguarda il percorso della cosidetta partecipazione politica intermedia (espressione di impegno e rappresentanza attraverso associazioni od organi consultivi), il sondaggio rivela che l’iscrizione ad associazioni di immigrati o per immigrati è molto alta (61,8%), mentre appare molto scarsa la condivisione e la stessa conoscenza per quanto concerne ad esempio gli organismi consultivi istituzionali (il 71,9% dichiara di non conoscere affatto la "Consulta Nazionale per i problemi dei lavoratori non comunitari e delle loro famiglie"). Per quanto riguarda i servizi ricevuti dalle associazioni, nelle risposte prevale la modalità nessuno (41%) seguita da servizi legali (34,8%) e servizi assistenziali (18%).

Partecipazione ad associazioni
 
Filippini
Nord africa
india
Totale
si
53,2%
44,4%
92,5%
61,8%
no
46,8%
55,6%
7,5%
38,2%
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
 

Servizi usufruiti
 
Filippini
Nord africa
india
Totale
Nessuno
62,9%
44,4%
11,3%
41,0%
Legali
12,9%
20,6%
77,4%
34,8%
Assistenziali
19,4%
23,8%
9,4%
18,0%
Altro
4,8%
11,1%
1,9%
6,2%
Totale
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
 
 
Conosci consulta...
 
Filippini
Nord africa
India
totale
Si
14,5%
41,3%
28,3%
28,1%
No
85,5%
58,7%
71,7%
71,9%
 

 

b) La politica italiana

Sono state rivolte ai migranti alcune domande sulla percezione della politica italiana e dei suoi attuali leaders e sulle priorità di un programma politico amministrativo che tenga conto delle loro esigenze

Grado di informazione sulla politica italiana
 
Filippini
Nord Africa
India
Totale
Scarso
67,7%
63,5%
92,3%
73,4%
Sufficiente
32,3%
33,3%
5,8%
24,9%
Buono
3,2%
1,9%
1,7%
Totale
100,0%
100,0%
100,0%
100%
 

Personaggio politico più popolare
 
 
Filippini
Nord Africa
India
Totale
Rutelli
56,1%
14,3%
24,5%
32,6%
Bertinotti
9,5%
41,5%
15,7%
Berlusconi
31,9%
7,9%
14,6%
D'alema
6,5%
14,3%
13,2%
11,2%
Livia turco
7,9%
2,8%
Bonino
1,6%
,6%
Veltroni
6,3%
2,2%
Altro
1,6%
6,9%
6,8%
4,7%
Nessuno
4,1%
31,2%
14,1%
15,5%
Totale
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%

Grande successo quindi di Rutelli tra i filippini (56,1%), che però non disdegnano in certa misura nemmeno Berlusconi (31,9), tra i nordafricani prevale lo scetticismo (31,2%) e vi è parità tra Rutelli e D’Alema (14,3%). Trionfo di Bertinotti tra gli indiani (41,5%) con schiacciante vittoria della sinistra (78%). A destra potrebbero però giustificare lo scarso gradimento facendo rilevare il basso livello di informazione sulla politica italiana dichiarato dagli intervistati (73,4% e addirittura con punte del 92,3% da parte degli indiani)

 
Personaggio politico meno gradito
 
 
Filippini
Nord Africa
India
Totale
Bossi
43,5%
49,2%
50,9%
47,8%
Berlusconi
19,4%
15,9%
18,9%
18,0%
Fini
11,3%
4,8%
5,7%
7,3%
Di pietro
19,4%
1,6%
7,3%
Rutelli
4,8%
1,7%
D'alema
1,6%
1,6%
1,1%
Altro
27,0%
24,5%
16,9%
Totale
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%
 

Bossi si guadagna naturalmente la palma del personaggio meno gradito con punte del 51% in ambiente indiano. Tra i Filippini Bossi è un po’ meno sgradito (43,5%) , in quanto risente della concorrenza di Berlusconi (19,4%) ed anche, se pure a grande distanza, di Rutelli (4,8%). Tra i personaggi sgraditi fanno la loro comparsa anche Di Pietro e Fini che guadagnano il 7,3% a testa.

 

I punti irrinunciabili di un programma politico amministrativo

semplificazione burocratica 30,1

edilizia popolare 28,7

regolarizzazione lavoro 14,1

corsi lingue e agg. prof. 12,7

facilitazione accesso sanità 12,4

altro 2,0

-----

Totale risposte 100,0

 

 
 

Formazione politica più attenta ai problemi dei migranti

 

 
Filippini
Nord africa
India
Totale
Centro sinistra
48,3%
52,4%
37,7%
46,6%
Rifondazione
1,7%
6,3%
41,5%
15,5%
Destra
15,5%
1,6%
3,8%
6,9%
Nessuno
34,5%
39,7%
17,0%
31,0%
totale
100,0%
100,0%
100,0%
100,0%

Dal nostro sondaggio è la sinistra italiana quella che emerge come interlocutore preferenziale dei lavoratori emigrati, ad avere la maggiore responsabilità rispetto alle loro aspettative. Servirà infatti lo sviluppo di una politica coerente e globalmente attenta alla complessità dei problemi che questi vanno ponendole, e le risposte andranno cercate innanzitutto a livello di scelta culturale complessiva e non solo di gestione dell'ordine e del compromesso sociale.

Il discorso rispetto al diritto al voto amministrativo si accompagna a quello del diritto di poter accedere ai servizi essenziali.

E i servizi di importanza basilare, secondo i risultati del sondaggio, sono la semplificazione amministrativa ed un piano di edilizia popolare. Gli immigrati in Italia devono infatti lottare ogni giorno contro due mostri: quello burocratico che nega o ritarda la concessione dei permessi costringendoli ad una vita in clandestinità, e quello del mercato immobiliare che non offre case agli stranieri se non a prezzi astronomici e in nero, costringendoli alla continua ricerca di tetti di fortuna o ad unirsi all’esercito dei "senza fissa dimora".

Né va sottovalutata la scarsa conoscenza della politica italiana che emerge dal sondaggio, e il dato del disorientamento che accomuna gli stranieri agli italiani rispetto alle politiche dei diversi schieramenti (circa il 30% ) , disorientamento che nel caso specifico potrebbe essere considerato come un paradossale dato positivo. E’ infatti un dato che conferma la "normalità" degli immigrati e la loro progressiva integrazione nel panorama italiano.
 



 
Altre ricerche