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La mancata attuazione
della legge quadro 36/2001 e l'assoluta libertà di antenna garantita
dal decreto Gasparri non fanno che aggravare l'emergenza elettrosmog.
Allo scopo di approfondire alcuni effetti economici e sociali dell'inquinamento
elettromagnetico in rapporto alla sicurezza delle abitazioni ed all'integrità
del patrimonio immobiliare, nonchè misurare il grado di conoscenza
e sensibilità sul tema da parte di un campione di cittadini proprietari
e inquilini, l'Ares 2000, in collaborazione con il WWF Italia(settore
elettrosmog), sta effettuando per conto del Sunia e nel quadro della campagna
che il maggior sindacato degli inquilini ha promosso per la sicurezza
delle case e dell'habitat, una indagine socio-economica intitolata ABITAZIONI
TRA "LE ONDE".
In occasione del convegno promosso per il 24.10.2002 dall'Osservatorio
Nazionale Elettrosmog (ONE) sugli aspetti anticostituzionali del decreto
Gasparri (Camera dei Deputati/ Palazzo del Seminario Roma), si ritiene
utile anticipare alcuni primi risultati della ricerca(in progress),
aperta alla partecipazione dei cittadini, che sarà completata e
presentata nei prossimi mesi.
Abitazioni a rischio
Un primo dato significativo che emerge è questo: attualmente circa
il 16% dell'intero patrimonio abitativo italiano, che come è
noto è costituito da 25 milioni di abitazioni, è coinvolto
in fenomeni di inquinamento elettromagnetico a livello tale da poter incidere
negativamente, in base alle attuali conoscenze scientifiche, sulla salute
delle persone che abitualmente vi abitano (circa 10 milioni).
Tale percentuale è destinata a salire (probabilmente fino al 20%)
con il completamento della rete UTMS che, come è noto, sta avvenendo
in regime di totale liberalizzazione, a causa della deregulation imposta
dal governo agli enti locali.
Nella tabella seguente, vengono orientativamente indicate le cifre relative
alle abitazioni esposte al rischio proveniente da diverse fonti di campi
elettromagnetici.
Stima abitazioni
a rischio elettrosmog
| FONTI
DI RISCHIO ELETTROMAGNETICO |
Abitazioni
a rischio |
%
sul totale patrimonio abitativo |
N
abitanti a rischio |
Stazioni
radioTV e stazioni radio base non a norma
o che non rispettano i limiti precauzionali condivisi |
2 milioni |
8%
|
4,
7 milioni |
| Elettrodotti,
centrali elettriche, cabine elettriche non a norma o che non rispettano
i limiti precauzionali condivisi |
1,25
milioni |
5%
|
2,9
milioni |
| Impianti
elettrici ed elettrodomestici non a norma (patrimonio abitativo vetusto
,impianti mal posizionati ecc.) |
750
mila |
3% |
1,8 milioni |
Totale
|
4
milioni |
16%i |
9,4 milion |
Elaborazione
Ares 2000
Per quanto concerne i siti non a norma concernenti stazioni radio TV e
stazioni radio base (per telefonia cellulare) si è tenuto conto
delle località (151) individuate dal Ministero dell'Ambiente in
quanto superavano i limiti previsti dal D.M. 381/98. L'elenco dei siti,
che in violazione della legge n.36/2001 non sono stati ancora sanati o
delocalizzati, comprende località densamente popolate, come Roma,
Cesano, Castelli Romani, Salerno, Bologna Comacchio, Sanremo, Ancona,
Lecce, Siracusa ,Trapani ecc., e non è considerato esaustivo. Si
è quindi dovuto stimare anche un numero presunto di abitazioni
a rischio per impianti non catalogati dal Ministero, in quanto non conosciuti
o semi-clandestini.
A tal riguardo occorre osservare che molto spesso le microcelle (antenne
per telefonia mobile) vengono celate all'interno di insegne o addirittura
mimetizzate sotto forma di alberi sintetici.
Tenendo conto del numero dei siti non a norma individuati dal Ministero
dell'Ambiente e del numero delle abitazioni coinvolte, le regioni più
a rischio risultano essere il Lazio e l'Emilia Romagna, seguono il Piemonte,
le Marche e la Sicilia.

Dati Ministero dell'Ambiente/ elaborazione Ares 2000
Un caso emblematico,
e non risolto
Tra i siti non a
norma continua a destare un allarme particolare il complesso di Radio
Vaticana.
Il grande centro trasmittente di Ponte Galeria dispone per le trasmissioni
ad onde corte di due trasmettitori Telefunken da 500 kw, di due trasmettitori
Asea Brown Boveri da 500 kw, collegabili mediante matrice coassiale a
due antenne rotanti alte rispettivamente 76 e 106 metri, del diametro
da 85 a 87 metri, di 5 trasmettitori da 100 kw, di 28 antenne fisse e
di un'antenna logaritma rotante. Per le onde medie vi è invece
un trasmettitore da 600 kw collegato ad un'antenna direttiva costituita
da quattro torri alte 94 metri e distanti tra loro 70 metri.
Questo armamentario genera un campo elettromagnetico tale che non solo
i citofoni, non solo i videoregistratori, non solo le antenne satellitari,
ma persino le lavatrici, le stufe, le grondaie, i rubinetti (praticamente
tutto ciò che ha una parte metallica) si sintonizzano su radio
Vaticana.
Indagini condotte da Anpa, Enea e presidio multizonale hanno rilevato
centinaia di abitazioni stabilmente "innaffiate" da flussi di
radiazioni ben oltre i limiti di legge, che per le aree abitate è
di soli 6 volt per metro.
Radio Vaticana non è infatti situata in campagna, ma è circondata
da insediamenti abitativi. Appena a Nord sorge Cesano stazione, a est
c'è Cerquetta-Olgiata, a sud ovest c'è Osteria Nuova. Entro
10 chilometri dall'impianto vi sono circa 20.000 abitazioni dove dimorano
41 mila persone, e almeno 5.000 abitazioni sono situate nell'area critica
di 5 chilometri.
Il sito di Radio Vaticana è stato oggetto di un procedimento penale,
nel corso del quale una perizia ordinata dal giudice Amendola ha stabilito
per la prima volta l'esistenza di un nesso di causalità tra le
radiazioni non ionizzanti emanate dalla radio e casi di leucemia verificatisi
negli ultimi anni tra gli abitanti del comprensorio attorno alla stazione
ed alle sue antenne. La perizia si è basata tra l'altro su alcune
indagini epidemiologiche effettuate sul territorio di Cesano di Roma,
interessato alle onde elettromagnetiche provenienti da Radio Vaticana:
dalle ricerche è emerso che il numero dei casi di morte o di malattia
a causa di leucemia registrati nella zona in un periodo di dieci anni
era inversamente proporzionale alla distanza della residenza dalla fonte
elettromagnetica. Vale a dire il numero dei casi di malattia cresceva
con l'avvicinarsi delle abitazioni all'impianto a rischio.
Caro antenne
15 miliardi di euro, pari a 30.000 miliardi di vecchie lire per
l'installazione, 640 milioni di euro per l'affitto del terreno
o della porzione di fabbricato condominiale, a tanto ammonta la spesa
per impiantare le 40.000 nuove antenne previste per consentire l'uso dei
cellulari(terminali) di nuova generazione (UMTS), nuove antenne che si
aggiungeranno alle 60.000 già esistenti. Un numero altissimo se
si pensa che le antenne presenti negli Stati Uniti non superano le 12.000.
Lo spreco di risorse dovuto al meccanismo antieconomico che costringe
ogni gestore ad installare le proprie antenne (invece di concordare l'utilizzo
comune di pochi impianti), certamente alla fine non potrà che ricadere
sugli stessi consumatori.
Svalutazione degli
immobili
Il rischio da elettrosmog fa sì che le domande di abitazioni situate
in aree coinvolte da fonti elettromagnetiche non a norma registrino un
forte calo, come già avvenuto ad esempio per il complesso residenziale
dell'Olgiata e per l'abitato di Cesano situati alle porte di Roma ma sotto
la nefasta influenza di Radio Vaticana. La conseguenza è una svalutazione
degli immobili.
Tenendo conto del patrimonio abitativo situato in zone interessate agli
effetti inquinanti di fonti elettromagnetiche non a norma già note
e individuate,(circa 2 milioni di abitazioni), si è stimato che
la perdita economica potenziale possa superare complessivamente i 60
miliardi di euro, pari a circa il 20% del totale del valore di mercato.
L'elettrosmog incide anche sul mercato degli affitti. Secondo alcuni esperti
il fenomeno potrebbe essere già considerato come un fattore di
degrado dell'appartamento ai fini della determinazione del canone.
Una ricerca aperta e in progress
Per la definizione della ricerca Ares 2000 attende il completamento del
sondaggio tramite questionari onde accertare il grado di informazione
e di percezione del rischio da parte di un campione significativo della
popolazione.
Dai primi parziali dati si delinea un forte desiderio di sicurezza, ma
anche una insufficiente informazione sul fenomeno.
L'indagine è
da considerare in progress in quanto tende ad integrare progressivamente
i vari aspetti e le possibili aree di ricerca nel settore "minato"
dei campi elettromagnetici.
Si invitano pertanto i comitati contro l'elettrosmog costituiti nelle
varie regioni, le associazioni ambientaliste, le associazioni degli inquilini
e dei proprietari, gli amministratori locali e gli esperti ad ogni livello
a voler tempestivamente segnalare situazioni particolarmente rilevanti
e significative ritenute utili ai fini di una maggiore documentazione
ed ampliamento dell'indagine. Si tratta di partecipare collettivamente
ad una battaglia di civiltà.(ares2000@libero.it
/ telefax 06/5131400)
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