|
Rapporto sul mercato delle locazioni a più di tre anni dalla riforma
(legge n. 431 del 1998)
I risultati dell'indagine
(S I N T E S I)
A più di tre
anni dall'entrata in vigore della legge 9 dicembre 1998 n.431, si è
cercato per quanto possibile di tracciare un bilancio di una riforma degli
affitti che nelle intenzioni del legislatore avrebbe dovuto, attraverso
la liberalizzazione dei canoni e con la previsione di incentivi fiscali
per i proprietari e di interventi assistenziali per gli inquilini più
bisognosi, innescare un processo virtuoso in grado di sbloccare un mercato
immobiliare "ingessato", di combattere l'annoso e assai radicato
fenomeno dei contratti in nero e delle case sfitte, e di introdurre nel
settore.un regime di effettiva concorrenza capace di assicurare prezzi
di mercato equi ed accessibili, anche grazie alla istituzione di un mercato
parallelo basato su di una contrattazione collettiva.
Nell'ambito dell'indagine, oltre a monitorare l'entità degli incrementi
dei canoni e l'estensione degli affitti in nero, si è anche tentato
di analizzare la spesa-casa nelle maggiori città italiane, da Milano
a Palermo, calcolando oltre al canone di affitto le altre voci accessorie
ma indispensabili (condominio, riscaldamento, luce, gas, ) collegate alla
gestione di un'abitazione. La stessa operazione è stata effettuata
per quanto riguarda le abitazioni in proprietà calcolando la spesa
mensile complessiva per una famiglia media in presenza di un mutuo ipotecario.
Si è inoltre rapportato il costo-casa ai salari medi nell'arco
dei tre anni considerati.
Ebbene, i risultati dell'indagine delineano un quadro allarmante.
In estrema sintesi, si può dire che, allo stato, quello degli affitti
è un mercato in disarmo e funzionale soltanto alla speculazione.
Sulla liberalizzazione dei canoni si sono infatti innestate le spinte
speculative dei gruppi immobiliari più forti che controllano, a
livello internazionale il mercato degli immobili di pregio. L'introduzione
della contrattazione collettiva ha avuto d'altra parte un impatto sul
mercato molto inferiore alle attese e in definitiva deludente. Senza più
controllo, prezzi ed affitti sono saliti alle stelle. Il patrimonio residenziale
pubblico si è impoverito. Il mercato degli affitti si è
ristretto ai minimi storici ed appare sempre di più destinato a
coprire solamente zone di disagio abitativo , di precarietà e di
irregolarità fiscale.
Un'inversione di tendenza potrebbe essere determinata soltanto da un piano
di rilancio dell'edilizia popolare. Che possa creare attraverso l'opportuno
coordinamento di risorse pubbliche e private le condizioni per il risanamento
di interi quartieri metropolitani e per il reperimento di abitazioni compatibili
con l'ambiente e caratterizzate da costi sostenibili per le famiglie.
1-La giungla dei nuovi affitti
in dieci città campione
Come è noto
la legge n.431/98 citata ha previsto per i proprietari e per gli inquilini
due possibilità:
1) un contratto con canone totalmente libero di fissarsi secondo le
leggi di mercato della domanda e dell'offerta,
2) un contratto con canone concordato in sede locale tra le organizzazioni
dei conduttori e della proprietà edilizia, che fissano i minimi
ed i massimi a seconda delle zone e delle caratteristiche degli appartamenti.
Il contratto con
canone concordato, previsto soltanto per le zone ad alta tensione abitativa
(zone metropolitane), è definito anche "agevolato"
in quanto la sua scelta da parte dei proprietari viene incentivata dalla
legge mediante la concessione di agevolazioni fiscali (IRPEF calcolata
sul 59,5 % dell'imponibile anziché sull'85%, più sconto
sull'ICI) nonché con la facoltà di stipulare una durata
più breve (tre anni anziché quattro come previsto per i
contratti liberi).
Dall'analisi degli
accordi stipulati tra le organizzazioni dei conduttori e quelle dei
proprietari in base al D.M. 5 marzo 1999 in 103 province nonché
dall'esame di dati campionari relativi all'offerta libera sul mercato,
si è in grado, dopo tre anni di vigore della legge di riforma,
di stabilire alcuni punti fermi sull'andamento e sui livelli della contrattazione
(sia per il canone concordato che per quello libero).
Per rendere il più possibile omogenei i confronti e più
comprensibili le dinamiche del mercato, si è fatto costante riferimento
ai prezzi, agevolati o liberi, di un appartamento- tipo, di 80-90 mq,
categoria economica(A/3), situato in una zona intermedia, tra centro e
periferia, non di pregio, appartamento che, nella simulazione, risulta
di volta in volta localizzato in una delle seguenti dieci grandi città:
Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Palermo,
Reggio Calabria.
Nella tabella seguente
(Tab.1), per le città considerate e per un appartamento-tipo, vengono
riportati in euro :
- i valori medi relativi
ai livelli attuali dei canoni "agevolati" (o concordati)
ricavati dall'analisi degli accordi territoriali previsti dalla riforma
e sottoscritti dalle parti sociali;
- una stima dei livelli medi dei canoni liberi calcolati in base
all'analisi di dati campionari ricavati dalle offerte apparse negli ultimi
tre mesi sui giornali specializzati nel settore affitti; nonché
da una serie di interviste a circa 100 agenzie immobiliari.
- i valori medi degli affitti in base alla disciplina precedente (patti
in deroga).
- la differenza in percentuale tra i canoni 1998 e i canoni 2002(liberi
e concordati)
Tab.1
AFFITTI AGEVOLATI
E LIBERI
(appartamento
80-90 mq non di pregio in zona intermedia)
|
CITTA'
|
LIVELLI
1998 |
LIVELLI
2002
|
|
|
Patti
in deroga (euro/mese)
a
|
Canone
agevolato (euro/mese)
b
|
Canone
libero (euro/mese)
c
|
Variazione
%
c-a
|
Variazione
%
b-a
|
| Torino |
330,00
|
430,00
|
530,00
|
+60
|
+30
|
| Milano |
490,00
|
500,00
|
670,00
|
+36
|
+02
|
| Genova |
360,00
|
440,00
|
510,00
|
+41
|
+22
|
| Bologna |
410,00
|
460,00
|
560,00
|
+36
|
+12
|
| Firenze |
430,00
|
500,00
|
620,00
|
+44
|
+16
|
| Roma |
470,00
|
550,00
|
720,00
|
+53
|
+17
|
| Bari |
340,00
|
320,00
|
420,00
|
+23
|
-05
|
| Napoli |
460,00
|
460,00
|
570,00
|
+23
|
0
|
| Palermo |
270,00
|
320,00
|
420,00
|
+55
|
+18
|
| Reggio
C. |
270,00
|
250,00
|
330,00
|
+22
|
-07
|
Fonte ed elaborazione
Ares2000
Dalla tabella suesposta si può rilevare come rispetto al 1998,
grazie alla nuova legge di liberalizzazione dei canoni, in soli tre anni
i livelli degli affitti liberi siano mediamente cresciuti nelle dieci
città considerate del 39% con punte del 60% a Torino, del 55% a
Palermo e del 53% a Roma. Un incremento minore è riscontrabile
per i cosidetti canoni agevolati. Ma vi è da precisare che dalle
inserzioni che appaiono sui giornali specializzati non vi è quasi
mai cenno ai contratti concordati(o agevolati), mentre sono ancora molto
frequenti gli "uso studio", i "mobiliati" gli "affitti
a non residenti", le foresterie, segno che la nuova disciplina stenta
ad affermarsi anche a livello di semplice conoscenza, ed ha quindi finora
inciso in maniera trascurabile sull'auspicata
regolarità
e chiarezza del mercato. Da alcune stime emergerebbe che nei tre anni
considerati la percentuale dei contratti concordati non supererebbe il
20% del totale. Una percentuale minima, che incide in misura irrilevante
sul contenimento dei prezzi, e lascia intravedere una predilezione da
parte dei proprietari per una irregolarità fiscale diffusa(consentita
dal canone libero).
I "liberi" la fanno dunque da padrone, mentre anche nei pochi
contratti concordati i livelli degli affitti tendono a stabilizzarsi verso
il massimo.previsto dalla forbice contrattuale. Massimo che viene ulteriormente
arrotondato nel cambio tra la lira e l'euro.
Secondo un monitoraggio
effettuato dal Sunia nel marzo di quest'anno, il 67% degli intervistati
ha dichiarato di pagare un canone superiore a 400 euro con una quota del
36% che paga affitti da 500 euro a 1200 euro. Considerando che in tali
affitti sono compresi anche appartamenti di molto inferiori agli 80 mq
come da campione, i dati appaiono altrettanto allarmanti, e delineano
una situazione insostenibile per le famiglie a reddito medio-basso..
regolarità
e chiarezza del mercato. Da alcune stime emergerebbe che nei tre anni
considerati la percentuale dei contratti concordati non supererebbe il
20% del totale. Una percentuale minima, che incide in misura irrilevante
sul contenimento dei prezzi, e lascia intravedere una predilezione da
parte dei proprietari per una irregolarità fiscale diffusa(consentita
dal canone libero).
I "liberi" la fanno dunque da padrone, mentre anche nei pochi
contratti concordati i livelli degli affitti tendono a stabilizzarsi verso
il massimo.previsto dalla forbice contrattuale. Massimo che viene ulteriormente
arrotondato nel cambio tra la lira e l'euro.
Secondo un monitoraggio
effettuato dal Sunia nel marzo di quest'anno, il 67% degli intervistati
ha dichiarato di pagare un canone superiore a 400 euro con una quota del
36% che paga affitti da 500 euro a 1200 euro. Considerando che in tali
affitti sono compresi anche appartamenti di molto inferiori agli 80 mq
come da campione, i dati appaiono altrettanto allarmanti, e delineano
una situazione insostenibile per le famiglie a reddito medio-basso
2-Occhio al salario
A livello indicativo sembra utile a questo punto confrontare i livelli
di affitto nelle dieci città riscontrati come da campione negli
anni 1998-2000 e 2002 con la retribuzione media mensile di un lavoratore
stimabile in circa 1.300 euro (calcolati al netto delle trattenute fiscali
e previdenziali).
TAB.2)
RAPPORTO TRA LIVELLI
DEI CANONI E LIVELLI SALARIALI
(Considerato un salario medio di 1.300 euro netti)
| Città |
Percentuale
salario
|
| |
Canone
1998 |
Canone
libero 2000 |
Canone
libero 2002 |
| Torino |
25%
|
34%
|
40%
|
| Milano |
39%
|
48%
|
51%
|
| Genova |
29%
|
39%
|
39%
|
| Bologna |
31%
|
40%
|
43%
|
| Firenze |
33%
|
46%
|
47%
|
| Roma |
36%
|
46%
|
55%
|
| Bari |
26%
|
29%
|
32%
|
| Napoli |
35%
|
39%
|
43%
|
| Palermo |
20%
|
32%
|
32%
|
| Reggio
C. |
20%
|
21%
|
25%
|
elaborazione Ares2000
Come risulta dalla
tabella, nel 2002 per pagare l'affitto di una abitazione di 80 mq a Roma
è necessario il 55% del salario medio. Il 51% è richiesto
a Milano e il 47% a Firenze.
3-La contrazione del mercato
Il caro-casa rappresenta forse uno degli elementi che più ha contribuito
negli ultimi anni a restringere il mercato dell'affitto. Ai livelli più
bassi di reddito il caro canone risulta insostenibile e determina l'esclusione
e il difficile percorso degli esclusi verso forme di assistenza. Ai livelli
di reddito medio-alto predomina invece l'opzione per la proprietà
attraverso l'accensione di mutui agevolati i cui ratei, pur onerosi, risultano
spesso pari o addirittura inferiori al precedente canone.
Sta di fatto che dal 1998 ad oggi il mercato dell'affitto, anche a seguito
dell'operazione di dismissioni del patrimonio immobiliare degli enti pubblici
e dello Stato, ha perso almeno un milione di abitazioni : più di
300mila all'anno, più di 25.000 al mese. E l'emorragia non sembra
arrestarsi, tanto che il maggiore sindacato degli inquilini ha pensato
bene di estendere la propria operatività verso la tutela degli
interessi dei neo-proprietari utenti.
Attualmente le abitazioni in affitto sono circa 5 milioni pari a meno
del 20% del totale (26 mila abitazioni) Il completamento della fase di
dismissioni del patrimonio pubblico e di quello assicurativo; il permanere
delle condizioni sfavorevoli per gli investimenti a rischio (borsa),la
crescita incontrollata dei canoni, fanno prevedere un ulteriore restringimento
del settore delle locazioni residenziali.
4-Affitti e globalizzazione
E la lievitazione degli affitti è in certo senso funzionale alla
vertiginosa risalita dei prezzi nel mercato degli immobili. Secondo alcune
indagini di Istituti specializzati (Nomisma e altri) negli ultimi tre
anni i prezzi degli immobili hanno beneficiato di una crescita superiore
al 20%. .La forte ripresa nel settore della nuova edilizia residenziale
è peraltro da imputare alle favorevoli condizioni macroeconomiche,
al calo dei tassi di interesse, allo spostamento di investimenti e risparmio
dagli investimenti a rischio. L'incertezza dei mercati azionari e il rischio
di recessione sta facendo tornare molte famiglie ed anche investitori
istituzionali al mercato immobiliare che torna ad essere visto come mercato
sicuro e redditizio.
Ma occorre anche considerare la rilevanza di un altro fattore, e cioè
del comportamento fortemente speculativo delle grandi società immobiliari
e delle lobby internazionali del mattone: Specialmente nel settore degli
appartamenti di pregio, dei residence di lusso, delle case-ufficio e delle
case-vacanze si sono formati dei canali internazionali globalizzati molto
remunerativi, che operano soprattutto a livello informatico e che da una
lievitazione generalizzata dei prezzi di mercato (anche dell'affitto)
hanno tratto vantaggi insperati. Via internet ormai si può investire
indifferentemente acquistando una casa-vacanza o un superattico a Nizza
come a LosAngeles, in Costa Smeralda come in Cornovaglia, a Portofino
come alle Bahamas. Abitarvi è un optional, ma le società
di servizi che oltre alla vendita curano la gestione per conto dell'acquirente,
garantiscono una rendita sicura.
5-La deregulation
La spinta alla liberalizzazione dell'affitto contenuta nella legge di
riforma sembra essere stata interpretata dalla maggioranza dei proprietari
come un invito a perseguire il massimo profitto fuori da ogni regola.
Non trova infatti altra spiegazione la tendenza sempre più evidente
a non rispettare le normative fiscali, a non registrare i contratti o
comunque a registrare soltanto una parte dell'affitto versato dall'inquilino.
L'indagine Ares effettuata nei primi mesi del 2002 ha accertato che più
del 40% dei nuovi contratti non viene registrato, mentre l'irregolarità
supera il 60% se si tiene conto anche della registrazione di un
canone diverso da quello effettivo. Risultati non molto dissimili ha avuto
un recente sondaggio, effettuato dal Sunia, in base al quale la percentuale
dei contratti non in regola raggiungeva il 37%.
A fronte delle furbizie dei proprietari è peraltro da riscontrare
in questo campo, ad eccezione di qualche isolata operazione delle Fiamme
Gialle, una quasi generalizzata inerzia delle istituzioni, una carenza
assoluta di controlli, ove si pensi che per ricondurre alla ragione gli
evasori basterebbe effettuare con continuità il confronto ad esempio
tra utenze elettriche e posizioni Irpef
Un ulteriore incentivo all'evasione è stato infine fornito nel
2002 da una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato non
necessaria per il proprietario al fine di esercitare l'azione di sfratto
la dimostrazione di essere in regola col fisco.
6-Fuga verso la
campagna
Una delle conseguenze più drammatiche della lievitazione degli
affitti è la fuga delle famiglie a reddito basso o medio-basso
verso le zone di estrema periferia o ancora più lontano, alla ricerca
di prezzi più accessibili.
L'esodo dal centro-città verso le zone rurali si va intensificando
contribuendo allo spopolamento delle metropoli.
Peraltro, se l'affitto è diventato un problema per chi usufruisce
di un salario medio, si può immaginare quale disagio comporti per
le fasce di popolazione a rischio (disoccupati, lavoratori precari, immigrati,
pensionati , studenti ecc.). In particolare sulla drammatica condizione
abitativa degli immigrati l'Ares ha già avuto modo di soffermarsi
in precedenti ricerche, rilevando come almeno 500.000 di essi fossero
alla vana ricerca di una casa degna di questo nome.
Né sembra funzionare il piano di aiuti alle famiglie colpite dal
caro-casa: come ha denunciato il SUNIA, i miliardi stanziati per il
Fondo di sostegno all'affitto destinato alle famiglie più bisognose
e previsto dalla legge n.431 vengono utilizzati dagli enti locali con
il contagocce e si sono comunque rivelati insufficienti. Ultima beffa:
il Governo ha provveduto ad effettuare un ulteriore taglio al Fondo di
150 miliardi.
7- Abitazioni
pubbliche: saldi di fine stagione
Un problema che rischia di incidere negativamente sulla crisi del settore
abitativo è quello delle dismissioni del patrimonio pubblico.
Gli enti previdenziali non saranno più nei prossimi anni un serbatoio
di alloggi per il mercato degli affitti. Il processo di vendita iniziato
con il decreto legislativo 104/96 ha già portato all'alienazione
di oltre settemila alloggi ed il recente decreto sulla carlolarizzazione
porterà, nel giro di un decennio alla vendita totale di questo
patrimonio, oltre a quello alloggiativo del demanio e del patrimonio dello
Stato, facendo diminuire di oltre centomila unità il mercato.
La vendita avviene ad un prezzo di mercato "virtuale"(in quanto
non derivato da una libera trattativa) scontato poi ulteriormente all'atto
dell'acquisto nel caso di vendita di interi stabili. La Finanziaria prevede
un ricavo di 4 mila miliardi, mentre secondo alcune stime il gettito avrebbe
potuto addirittura triplicarsi se la vendita fosse stata gestita con criteri
di puro mercato.
Le conseguenze di tale operazione, indipendentemente dai presumibili elementi
fortemente speculativi, potranno essere varie: dall'ulteriore diminuzione
della fascia delle abitazioni in affitto all'impoverimento del patrimonio
residenziale pubblico complessivo(attualmente al 5% mentre la media europea
è del 12%), dalla perdita irreversibile di una garanzia per ammortizzare
la crescita selvaggia dei canoni alla chiusura di una delle poche vie
di uscita per l'emergenza sfratti.
Anche le Compagnie assicurative, che avevano investito negli anni parte
delle proprie riserve tecniche in alloggi, hanno proceduto e stanno procedendo
a significative operazioni di dismissione di questo patrimonio (è
il caso dell'INA, delle Generali, della RAS): Lo stesso discorso vale
per le banche ed i loro fondi previdenziali: c'è una forte tendenza
ad uscire dal mercato dell'affitto: Operazioni di vendita sono in corso
da parte del San Paolo di Torino, del Monte dei Paschi, della BNL, della
Banca di Roma (con cessione alla Pirelli). Anche le grandi società
che detenevano consistenti pacchetti di alloggi in affitto hanno realizzato
conferimenti, vendite, esternalizzazione della gestione del proprio patrimonio.
E' il caso della Falk, dell'ENI, delle Ferrovie Spa.
8-Le spese per l'abitazione in tre città campione
Per completare
il quadro del caro-casa ed evidenziare meglio i reali problemi delle famiglie
in rapporto a questa spesa necessaria e fondamentale, abbiamo effettuato
una nuova simulazione calcolando la spesa-casa complessiva mensile di
una famiglia media rispettivamente a Milano, Roma e Palermo nelle ipotesi
di affitto e di proprietà (con accollo in quest'ultimo caso di
mutuo ipotecario).Il campione è costituito sempre da un'abitazione
di 80-90 mq non di pregio in una zona intermedia
Tab.3
|
MILANO
|
|
Affitto
|
Proprietà
|
|
Abitazione
90 mq zona intermedia
|
Mutuo
indicizzato di 100.000 euro (75% valore); ammort.15 anni
|
| |
Spesa/mese
in euro |
|
Spesa/mese
in euro |
| Canone
Affitto |
670,00
|
Quota
mutuo |
800,00
|
| Condominio |
50,00
|
Condominio |
50,00
|
| Riscaldamento |
30,00
|
Riscaldamento |
30,00
|
| Luce |
50,00
|
Luce |
50,00
|
| Gas |
10,00
|
Gas |
10,00
|
| Tassa
rifiuti |
15,00
|
Tassa
rifiuti |
15,00
|
| |
|
ICI |
50,00
|
| |
|
Detrazione
Irpef interessi mutuo |
-50,00
|
| |
|
Assicurazione |
10,00
|
| |
|
Manutenzione |
15,00
|
| Totale |
825,00
|
Totale |
980,00
|
|
Pari
al 63% del salario medio
|
Pari
al 75% del salario medio
|
Elaborazione:
Ares2000
.Tab.4
|
ROMA
|
|
Affitto
|
Proprietà
|
|
Abitazione
90 mq zona intermedia
|
Mutuo
indicizzato di 90.000 euro (75% valore); ammort.15 anni
|
| |
Spesa/mese
in euro |
|
Spesa/mese
in euro |
| Canone
Affitto |
720,00
|
Quota
mutuo |
750,00
|
| Condominio |
50,00
|
Condominio |
50,00
|
| Riscaldamento |
25,00
|
Riscaldamento |
25,00
|
| Luce |
50,00
|
Luce |
50,00
|
| Gas |
10,00
|
Gas |
10,00
|
| Tassa
rifiuti |
15,00
|
Tassa
rifiuti |
15,00
|
| |
|
ICI |
30,00
|
| |
|
Detrazione
Irpef interessi mutuo |
-60,00
|
| |
|
Assicurazione |
10,00
|
| |
|
Manutenzione |
15,00
|
| Totale |
860,00
|
Totale |
895,00
|
|
Pari
al 66% del salario medio
|
Pari
al 68% del salario medio
|
Elaborazione:
Ares2000
Tab.5
|
PALERMO
|
|
Affitto
|
Proprietà
|
|
Abitazione
90 mq zona intermedia
|
Mutuo
indicizzato di 76.000 euro (75% valore); ammort.15 anni
|
| |
Spesa/mese
in euro |
|
Spesa/mese
in euro |
| Canone
Affitto |
420,00
|
Quota
mutuo |
630,00
|
| Condominio |
50,00
|
Condominio |
50,00
|
| Riscaldamento |
15,00
|
Riscaldamento |
15,00
|
| Luce |
50,00
|
Luce |
50,00
|
| Gas |
10,00
|
Gas |
10,00
|
| Tassa
rifiuti |
15,00
|
Tassa
rifiuti |
15,00
|
| |
|
ICI |
20,00
|
| |
|
Detrazione
Irpef interessi mutuo |
-50,00
|
| |
|
Assicurazione |
10,00
|
| |
|
Manutenzione |
15,00
|
| Totale |
560,00
|
Totale |
765,00
|
|
Pari
al 43% del salario medio
|
Pari
al 58% del salario medio
|
Elaborazione:
Ares2000
Come risulta dalle tabelle esposte, tenendo conto della spesa mensile
in assoluto, il confronto tra casa in affitto e casa in proprietà
vede ancora meno onerosa per una famiglia media la scelta dell'affitto.
In città come Roma, caratterizzate da un caro-affitti molto elevato,
la differenza tende peraltro ad annullarsi (come si può vedere
permane uno scarto del solo 2%).
Occorre sottolineare come una politica di mutui più vantaggiosa
e una politica fiscale che tenda ad esentare la prima casa non soltanto
dall'irpef ma anche parzialmente dall'ICI ( specialmente in previsione
della revisione degli estimi catastali ) potrebbe ridurre in breve tempo
questo divario.
Se si considera poi l'elemento della capitalizzazione (investimento per
il futuro), ovviamente il maggiore onere deve ritenersi ampiamente compensato,
facendo pendere la bilancia a favore della soluzione dell'acquisto.
Ma il dato più rilevante che emerge dalle tabelle è l'entità
della spesa-casa in rapporto al salario medio. Sia che si tratti di affitto
o di proprietà, una spesa mensile pari al 68% o al 75% del salario
per la sola voce casa come si verifica a Roma o a Milano per una casa
in proprietà non appare sostenibile specialmente per famiglie di
nuova costituzione e pone seri interrogativi sulle future condizioni di
vita nelle nostre città.
La casa compatibile
La crisi del mercato rischia di far riesplodere in tutta la sua pericolosità
sociale il fenomeno del caro-affitto. Anche a causa dei forti flussi migratori
la domanda di case non riesce ad essere soddisfatta. Vi è pertanto
la necessità sia di trovare forme nuove di investimento nel mercato
privato da destinare all'affitto, sia di rilanciare l'affitto pubblico
e sociale per dare risposta alle famiglie con reddito medio/basso, che
sono largamente escluse dall'accesso all'affitto privato
Quanto al primo punto appare possibile incentivare fondi di investimento
immobiliare che possano essere indirizzati all'edilizia residenziale in
affitto, ma soprattutto utilizzare sempre per il settore dell'affitto
forti quote di investimento dei fondi pensione (come avviene in altri
paesi e in particolare negli Stati Uniti).
Sul secondo punto, occorre accrescere il finanziamento e la produzione
di un'edilizia sociale qualificata, anche attraverso il recupero e la
ristrutturazione delle aree dismesse e degradate.
Solo in questo modo potrà essere almeno in parte soddisfatto il
diritto ad abitare di giovani coppie, immigrati, anziani. D'altra parte
un piano di rilancio dell'edilizia sociale potrebbe essere l'occasione
per imporre un concetto di casa eco-compatibile con l'ambiente ed a costi
sostenibili con le persone che la abitano.
www.ares2000.net
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